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LASCIA QUI IL TUO INDELEBILE RICORDO DI NAVE ARDITO

 

NOTE:

 

- TUTTI I RICORDI SARANNO PUBBLICATI IN BASE ALL'ORDINE DI ARRIVO A DESTINAZIONE

 

- LA SUA GRANDEZZA NON E' VINCOLANTE, ...SE PICCOLO ...SE GRANDE, L'IMPORTANTE IL RICORDO CHE SI VA A PUBBLICARE.

 

 

I  N O S T R I   R I C O R D I

INTRODUZIONE

Dedicare a tutti noi una pagina dei ricordi è stata un idea meravigliosa, ora non serve altro che riempirla attraverso il recapitare i nostri vissuti. Quindi coraggio Arditi di ieri e di sempre, spremere le meningi e picchiettare le dita sulla tastiera del computer; fuori i nomi, le date, i luoghi, vogliamo leggervi, vogliamo leggerci!!!

Per quanto mi riguarda, il mio periodo trascorso in Marina non è molto lungo, perciò pochi saranno i racconti rispetto a quelli (e siete in molti), che possono scrivere di fatti successi durante una più lunga carriera sull'Ardito.

P.S. Pagine da scorrere con leggerezza.

Consiglio vivamente la lettura di questi scritti, soprattutto a coloro che soffrono d'insonnia, o forse a quanti, tra queste righe, rivivranno persone, luoghi, profumi, suoni, strappando un sorriso o un sospiro al tempo che fu.

Buona lettura.

Alfonso ZAMPAGLIONE

Cari Amici, la Pasqua appena trascorsa credo rimarrà nella memoria  di tutti noi perchè in questi giorni l'Ardito ha lasciato definitivamente l'Italia per il suo ultimo viaggio. 
Forse molti (come me ) hanno coltivato la speranza  che fosse consegnata al mare per darle la  sepoltura che avrebbe meritato accanto ai tanti Marinai d'Italia caduti per la difesa della nostra Patria.
Le miserie burocratico-contabli hanno invece voluto che la Nave forse più amata nella storia della  Marina Repubblicana fosse destinata ad essere sbranata nei cantieri della Turchia di Erdogan..
Sarebbe sin troppo facile riconoscere nelle vicende di questa nostra Unità suggestive consonanze con quelle della nostra Patria .
Ancora una volta e fino alla fine  l'Ardito assume valore di simbolo
per quanti di noi  assistono  con dolore e smarrimento alla distruzione della nostra Terra.
Un forte abbraccio.
Paolo Romano

Nave Ardito Nave Audace ultimo atto

Nave Ardito, IARD e Nave Audace, IARU, due navi gemelle che dal 1973 hanno solcato tutti i mari del mondo, Unità navali protagoniste in diverse Operazioni, dal Libano al Golfo Persico, alla Somalia fino al giro del Mondo, tanti equipaggi si sono succeduti in questi 35 anni di attività intensa, marinai, sottufficiali e ufficiali che hanno trascorso diversi anni della propria vita a bordo di queste unità.

Nel 1993 imbarcai su Nave Ardito come Capo Posto RT della Prima Divisione Navale, tale incarico mi ha dato la possibilità di navigare anche a bordo di Nave Audace, sono stati tre anni pieni di lavoro, pieni di tante soddisfazioni.

22 aprile 1996, Mediterraneo, vivevo la mia ultima navigazione in Marina a bordo di Nave Ardito, si navigava ad una velocità di 32 nodi e un elicottero di bordo effettuava delle foto all’unità, foto che poi dovevano essere inviate allo Stato Maggiore, quindi come sempre accade in queste occasioni è fatto divieto ad alcuno di sostare nei ponti scoperti, ma quel giorno, per mio espresso desiderio, il Comandante mi diede il permesso di stare sull’aletta di plancia e vivere così più intensamente quella mia ultima navigazione, il mare era buono, ammiravo in silenzio le onde che si formavano a prora della nave a quella velocità, i così detti baffi bianchi, così modellati e sempre tutti uguali, a poppa la schiuma bianca formata dai giri potenti delle eliche si alzava fino a superare la linea del ponte di volo, tante volte ho visto quello scenario ma quel giorno sembrava diverso, ammiravo tutto così intensamente, solo, su quell’aletta di plancia, ma in compagnia di tanti ricordi, di tanti anni vissuti in Marina, di tanti anni vissuti in mare.

Sono passati dieci anni da quel 22 aprile 1996, quando, così per caso, nel mese di gennaio del 2006 vengo a conoscenza che nel mese di settembre le due Unità Navali avrebbero vissuto il loro ultimo ammaina bandiera, guardando la foto di Nave Ardito e Nave Audace, che occupano una parete della mia casa assieme alle foto di altre Unità navali dove sono stato imbarcato. La stessa immagine è esposta nella camera di mio figlio Cristian, anche lui imbarcato su Nave Ardito nel 2000 come telecomunicatore di leva. Tutto questo mi fece venire alla mente tanti ricordi e mi nacque il desiderio di poter essere lì, a La Spezia per assistere all’ultimo atto delle due navi, ma sarebbe stato ancor più bello essere presente non da spettatore ma da protagonista di un qualcosa che avrebbe dovuto dare lustro all’Ardito e all’Audace. Tutto però si fermò li, ma ogni giorno questo desiderio, questo sogno mi veniva prepotentemente alla mente, così un giorno grazie all’amico Antonio IK8XVA, Capo di 1° Cl Missilista, con cui siamo stati imbarcati insieme su Nave Ardito e grazie soprattutto alle sue ricerche che portarono al ricongiungimento di una vecchia conoscenza di quegli anni, Capo Francesco Perla I8NQE, Capo Cannone della Nave che ci ha visti insieme per più di due anni. Ci fu un susseguirsi di mail tra noi, in una di queste l’amico Antonio comunicava l’intenzione di coniare un crest che ricordasse quell’evento. Ebbi allora un’idea: telefonai ad amici che attualmente lavorano presso lo Stato Maggiore della Marina perché mi dessero una mano e lanciai la mia proposta agli amici dell’ARMI: come Capo RT, volevo dare vita all’ultima trasmissione radio a bordo delle due navi in occasione dell’ultimo ammaina bandiera, coinvolgendo gli amici della sezione ARI La Spezia, nelle cui fila vi sono diversi soci ARMI e INORC. Dopo un susseguirsi di scritti e telefonate, l’idea venne accettata da tutti con grande entusiasmo e Alberto IT9MRM, 1° Maresciallo TLC attualmente in servizio, responsabile nazionale dell’ARMI, dopo un giro di consultazioni realizza un sito dedicato alla manifestazione e il 28 febbraio 2006 venne inviata la lettera ufficiale a MARISTAT UAGRE per le dovute autorizzazioni. Nacque così il programma per l’evento Naval dell’anno II1ARD II1ARU.

Per nove mesi si è lavorato tanto, ogni giorno le caselle di posta erano piene di scritti, giorno per giorno si formavano i programmi per la realizzazione dell’evento, la notizia dell’evento entrava in ogni angolo dei club radioamatoriali, e intanto veniva istituito il Diploma dell’evento per recuperare fondi da devolvere all’Associazione Andrea Doria che da anni si dedica all’assistenza delle famiglie e degli orfani del personale della Marina Militare.

Vista l’importanza dell’evento Naval e valutato che avremmo dovuto lavorare privilegiando la telegrafia, non dimenticammo il club Naval per eccellenza, l’INORC di cui fanno parte diversi soci ARMI, e invitammo il suo Presidente, Antonio I1ZB che accettò con entusiasmo. Lentamente  i team andavano formandosi, le richieste di farne parte aumentavano e purtroppo fummo costretti a mettere un limite, perché le autorizzazioni concesse da Maristat erano limitate.

I mesi passarono e giorno dopo giorno ogni tassello dell’organizzazione andava ad occupare il suo posto, Alberto IT9MRM, assieme a Stefano IW3RBP, Ufficiale MM, anche lui in servizio a Roma, lavoravano con grande dedizione presso Maristat, presentando i radioamatori e il loro operato, mentre a La  Spezia gli amici Giuliano I1SAF, Antonio IK8XVA, Nicola IW1RLR, Orazio IZ1CCH, Fabrizio IZ1FCF, prendevano contatto con il Capitano di Vascello Turilli, Comandante delle due Unità, e i Comandanti del Comando Militare Marittimo per l’Alto Tirreno, prendeva  lentamente forma quella che sarebbe stata l’attività a bordo.

Nel mese di giugno al termine del Meeting INORC, tenutosi proprio a La Spezia, io e Giovanni IS0PGF, ci incontrammo con Giuliano I1SAF, Antonio IK8XVA, Fabrizio IZ1FCF e altri amici della sezione locale ARI, l’incontro molto cordiale ci consentì di iniziare a definire alcuni aspetti tecnici, come la sistemazione delle antenne e l’individuazione dei locali dove installare le stazioni, oltre agli aspetti logistici e amministrativi.

La nostra idea piacque allo Stato Maggiore e così dopo alcune trattative e dopo aver risolto gli aspetti della sicurezza a bordo, ai primi di settembre arrivava la tanto attesa autorizzazione, e con essa i nominativi speciali II1ARD II1ARU. Per presentarci a bordo e dare lustro alla nostra Associazione, decidiamo di realizzare delle polo e dei berretti personalizzati che in tempi brevi l’amico Francesco IZ7AUH, ci fornisce sponsorizzando la nostra attività.

Intanto continuava il lavoro degli amici della sezione ARI di La Spezia, dopo diversi incontri con il Comando di bordo si stabiliscono i giorni in cui avremmo operato, le date sono il 28 e 29 settembre, in quest’ultimo giorno sarebbe avvenuta la cerimonia dell’ammaina bandiera, gli orari concessi dal bordo sono dalle 08:00 alle 21:00 per il primo giorno e dalle 08:00 a termine manifestazione per il 29.

Per usare un termine aeronautico, siamo in corto finale, tutto è pronto, apparati RTX, le antenne, due verticali e due filari fornite dalla ditta ECO di Torino, che ci sponsorizza.

Per quanto riguarda i Team, purtroppo all’ultimo momento, l’amico Stefano IW3RBP causa impegni di servizio non può essere con noi, come pure gli amici Cosmo IW0HP e il mitico Mario IK1RED, che ricordiamo tutti con grande affetto, i due Team ormai definitivi vengono così suddivisi:

Nave Ardito II1ARD: Piergiorgio IS0SDX, (Capo Team) Come già detto, imbarcato su Nave Ardito dal 93 al 96;

Antonio I1ZB, di cui è nota la bravura e la passione per la telegrafia, per anni operante presso Genova Radio ICB anche Antonio ha un passato in Marina, negli anni cinquanta iniziava il suo iter di radiotelegrafista nella Stazione Radio della Marina a Cagliari, IDP;

Cosmo IK0JFS, Marconista di valore, anche lui con esperienza nella Marina Militare a bordo di diverse unità;

Orazio IZ1CCH, Capo di 1^classe EM, su nave Ardito imbarcato per ben quattro anni;

Antonio IK8XVA, Capo di 1^Classe Missilista, su Nave Ardito dal 1993 al 2000;

Nicola IW1RLR, Capo di 1^ Classe, anche lui per diversi anni su Nave Ardito,

Fabrizio IZ1FCF tecnico di valore e prezioso per il montaggio e la sistemazione delle antenne;

Nave Audace II1ARU: Giovanni IS0PGF, (Capo Team Nave Audace) Ufficiale Marconista a bordo di diverse navi mercantili, anche lui iniziò nella Marina Militare a bordo dei dragamine negli anni ottanta;

Giuliano I1SAF, Tecnico delle girobussole per anni in arsenale, attualmente segretario della sezione ARI di La Spezia, fondamentale il suo operato per la riuscita della nostra attività;

Edgardo IZ1ELP, padrone marittimo sui mezzi navali presso l’arsenale di La Spezia e ottimo telegrafista;

Marco IZ5EEP, della Arno Elettronica e nei suoi ricordi gli anni passati a bordo di Nave Audace;

Antonio I5NQK, Tecnico Elettronico presso i laboratori TLC dell’arsenale, a lui i compiti tecnici di controllo di eventuali avarie;

Marco IS0KEB, in marina negli anni verdi, ora conosciuto come “The voice of Sardinia”;

Alberto IT9MRM su Nave Ardito per diversi anni negli anni settanta, curerà le Pubbliche relazioni a bordo delle due Unità.

Il giorno 26 settembre partiti da Olbia con rotta Livorno, io Giovanni IS0PGF, Marco IS0KEB e Carlo Serra o meglio Capo Serra, avendo anche lui trascorso tre anni alla fine degli anni settanta su Nave Ardito, come Capo Turno Radio, non vuole perdere questo evento.

Arriviamo a La Spezia la mattina del 27 settembre 2006, accolti all’ingresso dell’Arsenale dagli amici di La Spezia, ritornare in quell’arsenale che per tanti anni ho percorso, risalire a bordo delle due Unità Navali, mi dà tanta emozione, ci ritroviamo tutti nel viale antistante la banchina dove le due Unità sono ormeggiate di fianco con la poppa una di fronte all’altra, finalmente dopo tante mail e tante telefonate, facciamo conoscenza de visus, con gli amici, Orazio IZ1CCH,  Antonio I5NQK e Nicola IW1RLR, mentre con Antonio IK8XVA, Giuliano I1SAF, Fabrizio IZ1FCF, Cosmo IK0JFS e Edgardo IZ1ELP è stato un rivederci perché a giugno eravamo insieme al Meeting INORC; con Antonio I1ZB ormai è un continuo vederci tra le attività di Cagliari e i vari Meeting INORC cui abbiamo partecipato.

È una bella giornata di sole, guardo le due Navi che si avviano al loro ultimo giorno, gli equipaggi schierati provano e riprovano i vari eventi della manifestazione, era inevitabile non ritrovare vecchie conoscenze, Ufficiali e Sottufficiali con cui abbiamo diviso il periodo d’imbarco sull’Ardito, gli incontri cordiali, con lunghe strette di mano a volte silenziosi, forse perché i ricordi erano tanti e non si sapeva da dove iniziare.

Nel primo pomeriggio ci viene dato il via libera per salire a bordo e iniziare così l’approntamento delle due Stazioni. Come da accordi e disposizioni del bordo le stazioni vengono ubicate nella plancia, conoscendola non ho esitato ad occupare il tavolino che una volta vedeva operare proprio l’operatore RT alla frequenza tattica.

La componente CW, formata da Antonio I1ZB, Cosmo IK0JFS e il sottoscritto, mentre dalla parte opposta della plancia, esattamente sul tavolo nautico, prende posto la componente Fonia, curata con maestria da tre sottufficiali attualmente in servizio e tutti e tre, come già detto, con lunghi anni passati sull’Ardito, Orazio IZ1CCH, Antonio IK8XVA, Nicola IW1RLR, le trasmissioni digitali curate dall’eccellente Fabrizio IZ1FCF.

Proprio Fabrizio IZ1FCF con Giuliano I1SAF, Antonio IK8XVA e Cosmo IK0JFS, approntano il parco antenne, un filare fuori centro viene tesato dalla giostra del radar al jack di prora, mentre viene montata in controplancia la verticale fornita dalla ECO antenne, le prime prove danno buoni risultati, il filare sul mio Kenwood TS570-D si accorda perfettamente su tutte le bande.

Su Nave Audace la componente CW è curata da Giovanni IS0PGF, Edgardo IZ1ELP e da Giuliano I1SAF, la fonia e i sistemi digitali da Marco IS0KEB, Antonio I5NQK e, anche se per poco, causa gli impegni di lavoro da Marco IZ5EEP.

La mattina del 28 siamo presto a bordo, ognuno al suo posto, alle 0654Z inizio le trasmissioni con il classico “CQ CQ de II1ARD k” da subito metto a log i primi collegamenti, le ore, i minuti passano, ci alterniamo, io, Antonio I1ZB e Cosmo IK0JFS, cosa curiosa che fa notare Antonio I1ZB, io trasmetto con il verticale e scrivo nel PC, Antonio ZB trasmette con l’automatico e scrive nella carta, Cosmo che ha dimenticato il tasto a casa fa tutto con il PC, o meglio trasmette con il PC e ciò che riceve in cuffia lo scrive sul PC, insomma un misto tra il vecchio e il nuovo.

Gli operatori in fonia scandiscono più volte l’evento ed è un susseguirsi di QSO che si mettono a log, nonostante la vicinanza delle due stazioni non ci disturbiamo più di tanto, e ci coordiniamo con un collegamento in V/UHF che teniamo sempre attivo tra le due stazioni.

Nella mattinata arriva Alberto IT9MRM, anche lui negli anni settanta imbarcato su nave Adito, finalmente dopo tanto sentirci, per via mail o per telefono, oggi possiamo stringerci la mano, parlarci. Il primo giorno prosegue più che bene, all’imbrunire cessiamo le trasmissioni anche perché non essendovi personale a bordo, dobbiamo lasciare i locali che debbono essere chiusi.

Il secondo giorno ci vede di buon mattino a bordo, c’è un bellissimo sole, l’aria ancora fresca, l’odore inconfondibile della darsena, il rumore di una motobarca che si sposta da un lato all’altro,  attraverso incredulo, di nuovo quel viale dell’arsenale che porta ai grandi bacini, cammino sicuro, anche se gli anni sono passati, la strada per arrivare a bordo è sempre quella, attraverso quei bacini passando per le porte bacino, il rumore sordo che provoca il passo è sempre lo stesso, immutato e oggi anche piacevole da riascoltare.

Alle 08:30 sono di nuovo su quell’aletta di plancia che mi ha visto per l’ultima volta in navigazione e mai avrei pensato che a distanza di anni avrei ricalpestato quel paiolo, con pensieri non poco nostalgici, accendo la radio e sintonizzata la frequenza, inizio le trasmissioni, dopo pochi istanti mi ritrovo in pile up, uno dietro l’altro metto i nominativi a log, tra stazioni europee ed asiatiche, le ore passano e riprendiamo ad alternarci con Antonio ZB e Cosmo IK0JFS.

Nella mattinata Alberto IT9MRM con Orazio IZ1CCH, Antonio IK8XVA, Giuliano I1SAF e il nostro Presidente Antonio I1ZB vengono ricevuti dal Comandante delle due Unità, Comandante Turilli, al quale viene donata una targa ricordo, l’incontro avviene in un clima di soddisfazione.

Accompagnato dall’attuale Capo Posto RT della nave, scendo nella stazione radio, lo spettacolo è desolante, un silenzio assurdo, i tavoli privi di apparecchiature, nelle paratie ancora vecchie scritte o fogli rimasti a testimoniare il lavoro degli ultimi operatori, il tavolo del Capo Turno libero da registri, moduli per messaggi, i cassetti aperti e completamente vuoti, i ricevitori e i trasmettitori ancora presenti ma già pronti per essere tolti dai loro armadi per poi essere trasferiti in chissà quale altra stazione di bordo o di terra. Guardando quella desolazione cercavo di rivedere gli operatori ai tavoli, il rumore delle ventole degli apparati, la ricezione delle emissioni radio, gli interfoni, e rivedevo tutto ciò in mezzo a quel deserto.

Siamo nel pomeriggio, mentre in banchina iniziano i preparativi per la cerimonia dell’ultimo ammaina bandiera, noi proseguiamo con i collegamenti, grafia, fonia e digitale, a momenti il pile up è un turbinio di chiamate, in tanti vogliono il collegamento, cerco di soddisfare tutti, specialmente chi sento con deboli segnali, il tempo stringe, le direttive prevedono che quando le bandiere delle due Unità saranno ammainate le trasmissioni dovranno cessare. Piacevole l’arrivo a bordo di Stefano IW3RBP, che pur di esserci, anche per pochi minuti, ha fatto di tutto per avere uno spazio libero e unirsi a noi.

Una rappresentanza dei team, si schiera in banchina per assistere alla manifestazione, tra noi è anche il consigliere nazionale ARI Mario Alberti I1ANP, io rimango a bordo nella mia stazione e continuo le trasmissioni.

Presenti alla manifestazione tutti i comandanti delle due Navi che si sono succeduti in questi 35 anni, diverse associazioni Marinai D’Italia tra le cui fila tanti che hanno prestato servizio sulle due Unità, i commenti sono tanti ma tutti parlano di una cosa sola, dei periodi vissuti a bordo, tutti ne parlano con l’orgoglio di averne fatto parte.

La cerimonia ha inizio con le parole del Comandante delle due Unità:

“Ammiraglio, autorità, signori e signore equipaggi di ieri e di oggi, dell'Ardito e dell'Audace

innanzitutto vorrei ringraziare voi tutti per aver voluto con la vostra presenza dare un adeguato risalto all'odierna cerimonia dell'ultimo ammainabandiera. Voglio altresì ringraziare le associazioni d'Arma per il loro intervento e l'Associazione Radioamatori Marinai Italiani che con la sua iniziativa ha consentito di portare l'eco di questo evento oltre i confini della marina militare. Il momento dell'ultimo ammaina bandiera è un evento significativo nella vita di ogni unità navale e lo è a maggior ragione oggi che rivolgiamo il nostro saluto a due unità che per più di 35 anni hanno servito la Patria in ogni circostanza…………”

Durante queste parole, nella plancia dell’Ardito continuo le mie trasmissioni, quando l’amico Fabrizio IZ1FCF mi comunica che le bandiere tra i fischi di rito dei nocchieri stanno per essere ammainate per l’ultima volta, di mia iniziativa trasmetto all’ultima stazione collegata “CQ CQ CQ de II1ARD – Ciao Ardito ciao Audace – AR VA”

Con grande commozione trasmettevo questo QTC, ascoltavo ancora le stazioni che ripetutamente chiamavano e con gli occhi un po’ umidi disalimentavo il mio apparato, cadeva un gran silenzio in plancia divenuta buia e vuota. Sono rimasto un attimo a guardarmi attorno, ma il tempo che incalza non lascia spazio ai ricordi e con le orecchie ancora piene di punti e linee iniziavo lo smontaggio della stazione.

Scendo da bordo, per l’ultima volta attraverso i corridoi della nave ora deserti, scendo quella passerella, l’oscurità é calata, guardo le due Unità navali, tutte le luci spente, luci che non si accenderanno più, l’Ardito e l’Audace ora sono nella storia della nostra Marina.

Tra strette di mano, pacche sulle spalle siamo tutti a terra, in linea di fila con le nostre auto ci ritroviamo tutti in ristorante, la soddisfazione per la realizzazione di questa manifestazione, l’orgoglio di aver fatto parte dei Team II1ARD e II1ARU è negli occhi di tutti, Alberto IT9MRM, distribuisce a tutti un attestato di partecipazione e ringrazia i partecipanti, in particolare la Sezione ARI di La Spezia per la preziosa opera svolta, dando un arrivederci ad altre manifestazioni che mantengano sempre alta la Marina alla quale in tanti ci sentiamo legati. Le parole di Antonio I1ZB sono piene di commozione, di passione per la telegrafia, per la radio e per le nostre Marine, militare e mercantile. Conclude Mario Alberti I1ANP Consigliere ARI che a nome dell’ARI ringrazia l’Associazione Marinai e l’INORC per la grande attività cui si è data vita, per aver maggiormente interessato l’ARI dando così risalto al nostro sodalizio.

Io personalmente voglio ringraziare tutti i componenti dei Team, Alberto IT9MRM con Stefano IW3RPB per il grande lavoro fatto presso Lo Stato Maggiore, tutti i componenti della sezione ARI di La Spezia, ma in particolare tutti i componenti dei team, per l’entusiasmo avuto nella realizzazione di questo progetto nato così per caso o forse meglio dire da quell’attaccamento che ci portiamo dentro, per chi come me, ha vissuto gran parte della propria vita in Marina, per quell’attaccamento che ci unisce tutti, grazie alla radio.

Grazie siete stati semplicemente meravigliosi.

Stefano IW3RPB in una sua mail ci ha descritto:

“…….. Colgo sorpresa nel nostro ambiente per il fatto che un manipolo di volonterosi autotassati abbia voluto dare lustro a 2 navi che sono state un pezzo di storia della nostra Marina………”

La rivoluzione di questi ultimi anni nel campo delle Telecomunicazioni ha visto la chiusura di molte Stazioni Costiere, la fine delle comunicazioni con il sistema della telegrafia, la scomparsa del radiotelegrafista a bordo delle navi. Per questo ritengo che aver portato avanti questo progetto e averlo visto realizzato giorno per giorno debba essere solo l’inizio di future attività naval volte a ricordare e non dimenticare il lavoro di chi con passione ha svolto il meraviglioso mestiere del radiotelegrafista sia a bordo che a terra. I club Naval nel mondo radioamatoriale hanno un fascino non comune, nelle loro fila vi sono tanti appassionati professionisti ma altrettanti appassionati associati che ancora possono dare tanto e mantenere vivo e trasmettere questa nostra passione, negli anni.

28 -29 SETTEMBRE 2006

Aiutante STLC/RT Piergiorgio Nonnis - IS0SDX

LE FOTO

SALUTO A NAVE ARDITO

Ho lavorato a bordo di NAVE ARDITO dal luglio '86 al febbraio '92, ho sofferto, ho faticato tanto, era il mio primo imbarco, stavo per dire basta ma sono andato avanti, ho trascorso momenti difficili, ho trascorso momenti felici, ho preso freddo durante le guardie...
...potrei continuare l'elenco ma, una cosa mi ricordo distintamente; ho avuto paura, quando sei un giovane marinaio, con mare 7 in aumento, sei chiuso dentro questa nave senza capire cosa succede fuori, la nave si inclina, sempre di più, sembra quasi non fermarsi, in giro no c'è quasi nessuno, tu sei sveglio, è chiaro, dormi a prora e come si riesce a stare in branda con questo mare; ma onda dopo onda, ora dopo ora, sbandata dopo sbandata capisci che questo "pezzo di ferro", non ti tradirà, tu gli hai dato tanto ma quando serve lei nave maestosa e possente che è, ti restituisce tutto ciò che ha avuto ed allora capisci che non ti sta sbattendo da una parte all'altra ma ti sta "cullando" e proteggendo, allora capisci che puoi prendere sonno magari su una sedia perché davvero a prora non ci si può stare e riesci anche a dormire perché inevitabilmente dopo tutto questo devi montare di guardia e un po' di riposo ci vuole.

Non verserò una lacrima per questa nave che lascia l'Italia, perché una nave non è tanto il ferro con cui è costruita, ma la nave è la gente che la fa vivere, le persone che la animano.
Il mezzo se ne va...
...ma la sua anima resta qui perché dopo nave Ardito ha fatto vivere altre navi che non stiamo ad elencare e che anche loro forse sono spente, morte, dimenticate nel freddo del disarmo...
...guardiamola partire e lasciamola andare perché NAVE ARDITO comunque, continuerà a vivere nei nostri cuori, nei nostri ricordi e nei nostri racconti.
Buon viaggio...
...NIHIL OBEST

Luciano CARBONI

L'ULTIMA VERA NAVE

Un saluto a tutti voi,
non è facile per me oggi descrivere quello che fu il mio periodo a bordo di questa gloriosa nave (agosto 2001 - febbraio 2006), provenivo da sette anni d'imbarco su nave Luigi Durand De La Penne, periplo del mondo compreso (1996-97), e mai mi sarei aspettato di affezionarmi così tanto a nave Ardito. Dopo un impatto a dir poco "traumatico" dovuto dal passaggio di una nave nuova ad una vecchia (tenete conto che per l'epoca la classe De La Penne era il fiore all'occhiello della M.M.) iniziai gradualmente ad abituarmi a quella che di fatto è diventata la mia "nave del cuore". Il parchè non me lo so spiegare, ma è come se la VECCHIA SIGNORA eserciti ancora oggi un effetto magnetico, un sortilegio da cui è difficile svincolarsi da qui x il resto dei miei giorni. Ultima nave a caldaie, logistica "alla tarzan" ma cavolo, solo Dio sa quanto sono fiero di aver fatto parte del suo equipaggio!!! Potrei parlarvi per ore ma non trovo le parole giuste, l'emozione è forte, gli argomenti e le esperienze che ho vissuto sono tantissime, ma le mani sulla tastiera tremano...
Da febbraio 2006 sbarcato dal C.T. Ardito sono imbarcato direttamente  sulla portaerei Cavour fino a fine 2013. Dalle stalle alle stelle penserete voi, in parte è vero, nave Cavour è quanto di più gratificante possa desiderare un marinaio, logistica da 5 stelle, sistema di combattimento, propulsione, sistemi e quant'altro  completamente diversi, mi sentivo proiettato nel futuro e ne ero orgoglioso ma, proprio grazie alla logistica da favola non ho più avuto modo di "fare equipaggio" come si suol dire in gergo nel nostro ambiente. Un esempio su tutti è che su nave Ardito, in navigazione durante le ore libere dalla guardia, ci si ritrovava tutti li in mensa a giocare a carte o a fare i "partitoni" a risiko o monopoly e proprio grazie a ciò  l'equipaggio per forza di cose aveva modo di conoscersi meglio, interagire e fare gruppo, questo a mio parere era il vero punto di forza di quella nave. Sulle nuove Unità questo non avviene, è impensabile, tra camerini comodissimi, pc, dispositivi portatili e hi-tech, l'equipaggio è andato sfaldandosi, in poche parole ognuno per se o quasi. Oggi posso tranquillamente dire che chi ha vissuto le vecchie navi E' STATO TESTIMONE DI UNA LEGGENDA. Concludo salutandovi tutti e ringraziando di cuore Alfonso ZAMPAGLIONE, in primis parchè sempre disponibile e cortese, e poi parchè grazie al suo sito stasera ho avuto modo di fare un bel "tuffo nel passato", nostalgico ma bellissimo allo stesso tempo. Grazie ancora Alfonso per questa opportunità che hai dato e continui a dare a tutti noi.
NIHIL OBEST!

Angelo De Luca

IL MIO RICORDO

Anch'io ricordo tante cose insieme al commilitoni/amico Danilo Del Giudice una notte nelle bocche del Bonifacio mare forza 8 nave in assetto Z la mensa marinai e i vari corridoi allagati di acqua e vomito sono entrato in infermeria e l ufficiale mi disse che stava male pure lui in una notte fredda e tempestosa ero di guardia in CSE tremano di freddo come un esquimese ma l amico Danilo Del Giudice mi portò di nascosto una bottiglia di whisky ricordo la marca Jonny Wolker me la scolai tutta ed ubriaco fradicio sono caduto per terra come un sacco di patate abbandonando i comandi della CSE alla deriva mi presero e mi incatenarono nella branda ma il bravissimo Uff. FERRANTE mi ha perdonato senza darmi nessun giorno di CPS all indomani Capo Ghione mi fece pulire il mio vomito quante avventure su quella nave ce sangue e sudore di tanti marinai comunque è stata un esperienza unica ....Addio Ardito .....

Victor Giacalone

...Rispondo al frà Giacalone:

al 6° reparto venne fatta festicciola durante traversata notturna ma non ricordo le bocche di Bonifacio, come non ricordo e non mi sarei mai permesso di prendermi gioco di lui portandogli del whisky in bottiglia mentre era guardia in Cs. Io ricordo solo che stetti male io perché il 6 reparto aveva fatto festicciola a base di tulip( miniwurstel) accompagnato si da whisky ma in tazza ceramica quella della prima colazione, son andato in sbronza pure io e son stato portato di peso in branda dal Sig.Ferrante e sgt Bontempi...

Danilo Del Giudice

MARO' CONTINGENTE 8  80

sono stato imbarcato dal 10 -1980 al nov 1981in cucina sottoufficiali sono mesi che non si possono dimenticare

Vincenzo Buono

AI CARI COMPAGNI DI AVVENTURA

Un saluto a tutti i compagni della crocera addestrativa 1979 - 80 con gran nostalgia dei Bellissimi tempi passati.

Antonino Di Maria

RICORDI MEMORABILI CHE NON POSSONO ESSERE DIMENTICATI

Difficile in poche parole descrivere le emozioni provate in quel periodo. Un particolare episodio mi è rimasto impresso. Allora ero capo centrale SCA e appena imbarcato ci dicono che andremo a Beirut. Arrivati si verifica un grosso guasto di designazione armi tra SCA e Adt 31-32 in pratica cannoni fuori uso. Lavorammo per 24 ore ininterrottamente per trovare il guasto sperando che non ci chiedessero da terra di intervenire con le armi e alla fine ce la facemmo. Stanchi ma felici di essere stati utili alla missione. Ricordando quel periodo non posso che provare una certa nostalgia. Un abbraccio a tutti.

Daniele BOASI

Zch macellaio di bordo

Giro del mondo 1979/80 canale di panama un ricordo indelebile.

La notte il panettiere Zara mangiavamo il pane caldo a bordo. Uscivo sempre insieme con il co Antonio Romano quante avventure vorrei poterlo incontrare.

Giovanni  LOMBARDO

La migliore COC del Mediterraneo. Anno 82/85

E' bello ritrovare vecchi ricordi, e rivedere coloro che hanno condiviso una delle esperienze di vita più belle a bordo di questa meravigliosa nave. Un saluto cordiale a tutto l'equipaggio.

Salvatore PADOVANI

Esperienze a Bordo

1997, Sono stato ospite di questa Nave e del Suo Comandante, CV C. Bettini in occasione di una campagna di misure EMC per validazione radar MFR1-C fase 1 imbarcato su nave Carabiniere. Ospitalità di prim'ordine dal Comandante. Equipaggio, in particolare tecnici radar, competente, molto interessato e professionale coordinato dal loro capo servizio CC Mazzocca. Ho goduto anche di qualche ora in plancia durante un trasferimento. Gran supporto del reparto marinaresco in occasione di uno sbarco in mare aperto (biscaggina e mare mosso!...) al largo Isola del Tino. Esperienza bella interessante, indimenticabile, unica.

Vito Selicato, già dipendente gruppo Finmeccanica/Leonardo fornitore del SdC di quest'Unità.

Vito SELICATO

meccanico ...

La bellezza della nostra giovinezza.

Michele OLIVA

I Migliori Amici

Sono salito a bordo che ero un ragazzo irresponsabile sono sbarcato ero un uomo. Gli amici che ti fai durante la naia rimangono per sempre il ricordo più bello che me rimasto e quello dell'amicizia.

Nicolino CIAVATTA

...marò

Sono stati belli ricordi prestavo servizio in cucina sottoufficiale sono stato imbarcato a novembre 1980 sbarcato a dicembre 1981 e poi trasferito a Napoli.

Vincenzo BUONO

MUCELLI Pier Paolo imbarcato dal 5 1974 al 2 1976

Questi mesi sono stati i più belli della mia vita grazie anche la crociera in sud America grazie alla M M.

Pier Paolo MUCELLI

IL PRIMO GIORNO...

Appena imbarcato salendo da poppetta e rigoroso saluto alla bandiera ,attraversavo il corridoio di sinistra restando affascinato dai quadri elettrici con tutte le luci dai tubi e dalle porte stagne,gli odori e rumori della nave .Mi sembrava di stare in un film e poi c'era quel lieve movimento della nave in porto che infastidiva la mia testa da buon montanaro del nord ma poi a tutto ci si abitua. Da qui in poi sarà un susseguirsi di guardie,posti di manovra,imbarco viveri ,rifornimenti laterali, tiri con 76/62 e cosi ho dato un po' di me a NAVE ARDITO.   sottocapo ma.pc  4/89 Palazzini Maurizio  BS

 Maurizio PALAZZINI

LA MIGLIORE C.O.C. DEL MEDITERRANEO - ANNO 82/85.

E' bello ritrovare vecchi ricordi, e rivedere coloro che hanno condiviso una delle esperienze di vita più belle a bordo di questa meravigliosa nave. Un saluto cordiale a tutto l'equipaggio.

Salvatore PADOVANI

Z C S

…mi ero fratturato la gamba mentre stavo a Maricentro La Spezia. Dopo la convalescenza mi informarono che dove andare a Livorno per imbarcarmi sulla Nave Ardito e  che mi stavano aspettando. Ricordo che confidai di non volevo andare imbarcato. Un maresciallo, mi disse, "che questa era un’occasione che non capitava tutti i giorni e tra tante persone avevano scelto te" mi convinse, ricordo che arrivai a Livorno e c'era tanta gente pronto per salire a bordo, diedi un documenti d'imbarco al sottufficiale e mi disse "era ora che arrivavi, che non volevi venire" ...poi stava il Capitano di Corvetta Schiavoni ...il ricordo più bello è stato aver conosciuto tante persone che al momento non erano molto cordiali, pero, poco a poco scopri in loro delle grandi persone e sono orgoglioso di aver partecipato a questa spedizione e ringrazio la Marina per quello che mi ha insegnato.

Un grazie all' Ammiraglio Piccioni al Comandante Rossi al Comandante in 2ª Romano e a tutti gli Ufficiali, i Sottufficiali e Marinai.

Grazie, vi ricorderò per sempre !!!

Luigi MATERA

DIARIO DI BORDO DISPLAY DETERMINATION 1990

Appena imbarcato, partenza per l'esercitazione "Display Determination 1990". Dopo 18 (diciotto) giorni di navigazione (consecutivi), ingannando il tempo a trascrivere gli umori e gli accadimenti delle giornate, nel mio diario personale, posto di manovra generale, all'alba, per l'arrivo ad Istanbul. Uscito a centro dritta, vedo in lontananza nel chiarore della notte e le prime luci dell'alba, i contorni della città incastonata nelle inconfondibili ed innumerevoli moschee. Un immagine rimasta indelebile nella mia vita.


1° M.llo NP/RD Bruno NOTARFONSO

NAVE ARDITO 550 UNA FAMIGLIA

Il mio ricordo: Nave Ardito anno 1978, Comandante MISSANA Giampaolo, Comandante in seconda ROSSI Alessandro, Maestro del Ammiraglio Rinaldo DEGANO. Esercitazione NATO Golfo del Leone giornata stupenda mare piatto, sole, poi tutto cambia, nebbia vento forte il mare che rinforza, premetto io in navigazione ero la vedetta sul lato sinistro in plancia e c’erano tutti gli Ufficiali, con il passare del tempo il mare rinforzava sempre di più le onde, facevano paura, un muro davanti la prua che andava sotto l'onda e in quel  momento sentivi che la nave vibrava a poppa, sentivi l'elica che girava a vuoto la forza del mare, la prua andava giù e la poppa si alzava sembrava che la nave si spezzava dalle vibrazioni dell'elica che girava a vuoto mare forza dieci. Ricordo che al timone c'era un Ufficiale in terza proveniente dai mercantili, lui era di leva,” gli chiesi quanti anni aveva, lui mi disse ventisette è sono siciliano di Palermo, gli chiesi come prendeva l'onda e quanti nodi si faceva, lui mi disse mezzo nodo avanti e un nodo indietro, mi chiese se me la sentivo di andare a poppa a vedere se era tutto a posto gli risposi - si vado”. Scendo in corridoio arrivo a poppa c’era il Comandante che con un secchio in mano, si adoperava perché stavamo imbarcando acqua dal portellone di poppa, mi chiese, da dove venivo, gli dissi che ero in plancia mi chiese di trovare dei marinai per togliere l'acqua, non ho trovato nessuno, erano tutti stravolti dal movimento della nave, sono tornato dal Comandante e fatto rapporto, mi disse, va bene puoi tornare in plancia. Mi dispiace non ricordare il nome di chi era alla barra di comando ci ha riportati a casa lui e i ragazzi di macchina (grazie). Penso chi era lì quel giorno, gli abbia segnato la vita, sono momenti che non puoi dimenticare.

Per Alessandro pazienza ricordo del tuo incidente ero lì a Cagliari  ero in libera uscita  amici mi hanno raccontato dell'accaduto, abbiamo chiesto delle tue condizioni come era successo ora so: un abbraccio

M/BR 5/57 Guido ROCCHI

NAVE ARDITO

Nave Ardito. Sentire il nome mi vengono i brividi sono il Sottocapo M/N Musolino Gianfranco, orgoglioso di essere stata marinaio a bordo dell'Ardito e fortunato di avere fatto il giro del mondo. Bellissimo ricordo indelebile.

SC. M/N  Gianfranco MUSOLINO

RICORDI INDIMENTICABILI

7 mesi su questa nave col grande Ammiraglio CAMARLINGHI e tutto il suo staff ufficiali e marescialli e sergenti  e tanti cari amici che mi farebbe piacere risentire o incontrare ancora meglio  e ribadisco come sempre il militare e un grande aiuto per poter sapere stare al mondo nel bene e nel male e con chiunque saluto in particolare un caro amico ufficiale Eugenio e un sergente di Nocera che non ricordo il nome.

Marò - leva 7/ 81 Daniele  RUOCCO

L' ABBIAMO SCAMPATA PER UN PELO

Me la ricordo così. C'era mare, contenti di aver fatto festa la sera prima in giro per Tolone, Stavo cucinando le scaloppine al vino bianco. Ci fu un rumore simile ad un incaglio ( scoglio ) . Subito interfono e allarme rosso. Io e marco ci siamo guardati e siamo usciti dalla cucina col mestolo in testa e lo scolapasta in mano chiedendo dove sono,
Erano tutti che correvano con il giubbotto di salvataggio. Io deficiente lo avevo levato dal mio posto per farci stare i vestiti per uscire. Allestito mensa secca. Andando in equipaggio a poppetta. Slalom tra le dragate, poi, sembrava che il vascello girasse intorno , il giorno dopo noi siamo andati a Cannes. Altri hanno detto che sono andati a Parigi ed hanno fatto mancato rientro. Tornando da Cannes abbiamo visto a Tolone il telegiornale italiano che parlava proprio della collisione di nave ardito . Pazzesco ! Non era stato un brutto sogno , è successo veramente. Mi son svegliato e stavamo tornando a casa , tutti quanti. Sani e salvi . Ti voglio bene !
Sei stata la mia casa
La mia mamma e la mia famiglia
Mi manchi tantissimo .
Ed anche tutti i mari che ho visto su di te .
Buon natale

Devis CARNIATO

L'EMOZIONE

L'emozione di salire su una nave Grigia dopo aver aspettato tanto non può essere descritta, come la consapevolezza al congedo di aver concluso un ciclo fondamentale per la vita futura.
L'ultimo saluto alla bandiera lo porterò sempre con me.

Com 1 Cl Guido PITTA

IL RICORDO DI UN NIPOTE

Visto che io sono un socio ANMI è mi metto ardito ero interessato al nave come se mi possa appartenere non di fatto di ironia ma sarei curioso appunto del discorso di una nave chiamata appunto ARDITO come il mio cognome è in oltre io ho uno mio zio che è un medagliere al V.M. appunto il Marò Antonio Ardito morto in Grecia alle isole Eolie in 1943 la sua morte salvando oltre 1000 commilitone marinai Italiani posti li in avanguardia all'epoca di guerra per questo io sarei interessato alla natante detto appunto ARDITO solo per questo sono cosi affascinato del nome che ci condivide con i miei ringraziamenti per il Comandante è i suoi commilitoni sulla nave che porta con orgoglio il nostro nome e socio ordinario ARDITO

Antonio ARDITO

IL MIO INCIDENTE A BORDO

Ricordo . Purtroppo . L incidente accadutomi a bordo , a Cagliari . Il 6/2/78 . Nave in banchina da due giorni , ferma , forte vento , necessità di rinforzare ormeggio e decisione del comandante Rossi di agganciare ai corpi morti , la verrina di prua . Eseguita l 'operazione è iniziato a tirare a bordo il cavo  , con i compagni a distanza di sicurezza , io compreso , dal aletta della plancia , notano che il cavo , in tensione , " struscia" un salvagente , appeso a prua , ad asciugare , da poco verniciato . Ordine di spostarlo . Da me eseguito , arrivato lì , si rompe il cavo , vengo colpito subito . Il resto me lo hanno raccontato 3 giorni dopo , uscito dal coma , in ospedale . L incidente era successo alle 14 , alle 20  la nave era ripartita . Dopo 3 giorni di coma , 9 mesi di gessi , pericolo di cancrena , piaghe , operazioni chirurgiche , terrore di perdere una gamba , la mia vita era cambiata , senza che avessi preso nessuna decisione in merito . Dovevo navigare , avevo conseguito il diploma al nautico , non l ho più potuto fare , ho vissuto una vita diversa da quella che avevo programmato e desiderato . Accettarlo non e' stato facile , a 22 anni addirittura impossibile . Non potrò mai dimenticare , ho pagato un prezzo alto , ma , x assurdo , quello che avrei voluto fare e essere , e' racchiuso in quel troppo breve spazio , passato a bordo di nave Ardito . Lo ricordo , bene , volentieri e con orgoglio . Il resto , e' stata , come cantava Califano, noia.

Sgt. N. Alessandro SAPIENZA

FAMIGLIA

Per me non e' stato un anno di militare è stato un anno di avventure e un insegnamento  alla convivenza con altre persone. La ricordo con affetto . Rimpiango i giorni di navigazione e mi dispiace di non averla rivista prima del disarmo. Sono profondamente  dispiaciuto.

Luca ZAFFARANA

NAVE ARDITO UN PEZZO DELLA MIA CARRIERA E VITA...

Giuseppe UCCIARDO

NEL MIO CUORE

Quanti ricordi, elencarli tutti sarebbe impossibile! ma ci sono tutti... gelosamente custoditi nel mio cuore.
Grazie

Renzo ANDRIOLO

IL MARE APERTO E LE SUE PICCOLE SFUMATURE

...avrei trascorso tutta la vita a bordo di questo fantastico vascello, ma è andata diversamente, pazienza. ti voglio bene!

Z MCM Devis CARNIATO - 3°91

ANNO 75/76

ragazzi c'ero anche io a bordo quando precipito l'elicottero ricordo che eravamo diretti a sanremo ciao a tutti amici

MC Gian Paolo DESSENA

IL MIO RICORDO...

Sono stato a bordo da dicembre 76 ad agosto 77 ho chiuso dopo la crociera per il giubileo della Regina d'inghilterra.

Graziano LEDDA

I miei ricordi SECONDO PERIODO Periodo 18 Giugno 1979 – 15 Luglio 1981

Diario di “una vita vissuta a bordo”

Dopo due anni lontano, mi si presenta di nuovo l’occasione di rimbarcare sulla Nave Ardito.
Nel frattempo mi ero sposato e mia moglie aspettava il primo figlio.
L’opportunità mi fu data da un collega che non voleva fare il Giro il Mondo, cosicché ritornai alla “casa”.
La partenza da La Spezia il 6 febbraio del 1980, sarà una data che sicuramente a quanti hanno fatto il “Giro del Mondo” non potranno mai dimenticarla (vero Flavio Gallo?!!!!)
Mentre a Livorno ci si preparava alla partenza, i compagni di viaggio salutavano i propri familiari, io ero triste, lasciavo la moglie in attesa di partorire e lasciavo l’Italia con un “groppo alla gola”, ma ormai era fatta … e se non altro avrei avuto l’opportunità di incontrare i suoceri e cognate.
Immaginare di fare il “Giro intorno al Mondo” non era cosa di tutti i giorni, poter visitare terre lontane, culture diverse, paesaggi e tramonti che solo si vedono in cartolina, era per me il “sogno dei sogni” e io ero lì su quella Nave che navigava con la sua grandiosità e maestosità …
Abbiamo visto anche tanti luoghi, dove la povertà regna sovrana e vedere le facce di tanti bambini ti metteva anche angoscia, pensando a tutto quello che noi avevamo e abbiamo, mentre ci sono popolazioni che “muore di fame”, anche questo ha rafforzato dentro di me e penso a tutti i componenti dell’equipaggio, quel senso di responsabilità e di altruismo che, man mano che si visitava i paesi si dimostrava.
Le soste alle città erano scandite sempre con i vari impegni ufficiali, le varie visite da parte degli Ambasciatori Italiani, le feste dinner organizzati per la Comunità Italiana del luogo e quando si poteva scendere si cercava sempre la solita “cosa”, rimorchio … rimorchio … rimorchio.
Le gite organizzate dal Comando di bordo erano l’unico vero momento d’interesse, diciamo, culturale e volendo conoscere i vari paesi, cercavo sempre per quanto possibile, di imbucarmi in qualche gita interessante.
Indimenticabile le soste a Shangai (Cina), a Yokohama (vicino a Tokyo), San Francisco (USA) e al Callao (Perù).
Nel gruppo di Facebook si susseguono nei profili, compagni di questa magnifica “avventura” e qualvolta rivedo le varie fotografie che si facevano con parsimonia, non come ora che si scatta, se qualcuna viene “sfogata” si butta…. prima non si “buttava” nulla e quelle poche fotografie rimarranno sempre nei cuori di chi ha vissuto questa “prima e unica “ esperienza…
Un saluto a tutti che, anche se non ricordando i nomi e i volti, ci sarà stato qualche momento che abbiamo trascorso in allegria….
Un abbraccio a voi tutti

Sgt. S. Lino GAMBINO

I ricordi significativi dell'Ammiraglio PERILLO

Due sono gli avvenimenti più significativi di cui ho un ricordo indimenticabile:
- la posa della prima lamiera del futuro  cacciatorpediniere Ardito sullo scalo del Cantiere di Castellammare di Stabia, nel settembre del 1969;
- le prove di massima velocità, 35 nodi raggiunti sulla base misurata della costiera sorrentina, con la vista dei Faraglioni di Capri, nell'estate del 1973.

Ammiraglio Gaetano PERILLO

... ricordo a bordo dal 73 al 74

Mi viene in mente quando facevo il cameriere in quadrato ufficiali durante i mondiali di calcio del 1974 alcuni ufficiali mi chiesero da bere, il comandante in seconda Antonio Camarlinghi mi ordinò di seguire la partita è di non dare conto agli ufficiali. In un altra occasione c'era mare mosso, vedere i cibi mi faceva sentire male abbandonai il quadrato ufficiali sono andato nei miei alloggi a poppa il Comandante Camarlinghi è sceso di persona a prendermi mi rimproverò dicendomi ché sé tutti la pensassero come me la nave dovrebbe andare da sola e dovevo andare in quadrato anche a rischio di vomitarmi accanto a lui non prese alcun provvedimento nei miei confronti era quasi un amico il Comandante. Aver visitato questo sito sulla nave Ardito mi à fatto piacere saluto con affetto.

Giuseppe ARDIZZONE

Memorabili ricordi

Che emozione indescrivibile scovare questa pagina dedicata alla "mia nave". Nave Ardito è stata dopo il biennio come TE RDT c/o le scuole C.E.M.M. di Taranto con Matr. 71VO272, la nave sulla quale ho avuto la prima destinazione. Essa era ancora in allestimento ai cantieri di Castellammare di Stabia. Dopo pochi mesi vi fu il varo e poi la partenza per una crociera operativa/dimostrativa nel nord,centro,sud America.Periodo straordinario della mia vita. Il comandante in seconda era il caro Camarlinghi (detto zio Cam) appassionato e attento alle esigenze della invincibile squadra di calcio Nave Ardito della quale ho fatto parte per due anni come ala sinistra. Spero attraverso questa registrazione di potermi rincontrare con quei colleghi d'imbarco e/o magari scambiare qualche corrispondenza. Saluto tutti coloro che mi avranno riconosciuto e ricordato. Cito alcuni nomi: C° Pelliccia, C° Agnes, C° Fittavolini, Sgt. De Felice, Sgt. Danelon, Sgt. Carta,  Milella, Sgt Lete, etc.etc.   Con immenso affetto

Sgt. ETE Pietro NARDELLI

La "Ardito" a Verrazze ...

...quando Gian Carlo Poddighe era sulla Nave nel Golfo di Verrazze lo andavo a salutare dal mare con la mia barca a vela, lo Strale.

Carla ROVIDA

Pennese di Capo Cannone

E' stato un bel periodo ma un amico passato al ramo elicotteri perse la vita, ciao ten terreni. Un saluto anche al mio amico Maurizio Petrucci e ciao anche al mitico capo Adone.

Renato TESSARIS

Sebetia - Mare Cultura e Musica

Concerto a Bordo nel porto di Napoli. Il Comandante era Cristiano Bettini. La manifestazione fu promossa ed organizzata dal Centro Studi di Arte e Cultura Sebetia - Ter.

Enzo GHIDINI

MAGNIFICO ARDITO

La ricordo cosi, bellissima di notte tutta illuminata era splendida, quando sono arrivato a bordo era sera mi sembrava un sogno vederla cosi bella era nuova nel 1974 io ero insieme ad altri marinai arrivavamo da Maridepoca La Spezia la nave era in rada ci portarono con un motoscafo sull’ardito eravamo cosi abbagliati dalla grandezza della nave che non salutammo ne la bandiera ne il sottufficiale, fu cosi ci beccammo 7 giorni di consegna, tanto per cominciare a capire come funzionavano le cose.

Carmelo VALENTE

Trentesima Commemorazione

“Quando e’ tutto finito, ci facciamo tutti un bel viaggio da New York a Los Angeles. Un viaggio Coast to Coast” e rilancia “ognuno con il suo mezzo e la sua compagna”. “Dai! E che macchina avresti sotto al culo?” gli chiedo mentre immaginavo i capelli al vento di donne bellissime mentre viaggiavamo veloci su potenti decapottabili verso destinazioni comuni. “Beh” mi dice sorridendo “Pensavo di farlo alla guida di un AH-64 Apache” e scoppia in una fragorosa risata.

Io sono un sottufficiale della Marina Militare italiana e lui e’ un Lance Corporal del corpo dei Marines degli Stati Uniti. E’ venuto con un gruppo di commilitoni a bordo dell’“Ardito”, il cacciatorpediniere sul quale sono imbarcato, ad accompagnare i loro ufficiali. Mi sono stati assegnati durante la loro permanenza a bordo. Come loro ho conosciuto altri ragazzi, parlando l’inglese venivo spesso usato per i collegamenti con le forze statunitensi presenti a Beirut nella Missione di Pace Internazionale in Libano.
Adoravamo quell’elicottero d’attacco, era spesso motivo d’eccitazione nelle nostre conversazioni. L’aerodinamica aggressiva della fusoliera, il posizionamento in tandem del pilota e co-pilota, la sua potenza di fuoco, ma soprattutto per un gruppo di diciottenni dell'epoca la complessità di quello che negli anni prenderà il nome dai piloti di: "Drago Verde". I PC erano ancora agli albori, l'uso commerciale del digitale era principalmente ludico e le comunicazioni erano ancora analogiche.

La mattina di domenica del 23 Ottobre del 1983 a bordo si sparge la notizia che ci sono stati una serie di attacchi suicidi contro le basi americane e francesi. Dal ponte di volo sono visibili i fumi delle esplosioni ed i miei pensieri galleggiano nell’illusione che qualcuno di quei ragazzi che conoscevo si fosse salvato. Ci vuole un giorno per scoprire la devastazione di quegli attacchi: 299 vite si son spente sul colpo.

Quell'esplosione, frutto di una strategica crudeltà in ascesa, straccia per sempre le vite dei miei amici e s'incardina nella mia vita. Doveva essere una missione di pace ed invece eravamo coinvolti in una guerra. Dopo più di una settimana ricevo una lettera spedita da un Marine a Beirut, scritta qualche giorno dopo il nostro incontro ed imbucata il giorno prima degli attentati. Mi ringraziava per l’accoglienza a bordo e mi rinnovava il desiderio di fare il viaggio Coast to Coast insieme. Dopo alcune verifiche ho la conferma che la lettera e’ stata scritta da un morto.

Trent’anni dopo sono consapevole che quei drammatici eventi cambiarono per sempre la mia vita e la memoria di quei ragazzi lacerati nell’esplosione non mi ha mai più abbandonato. Le decisioni prese successivamente saranno sempre collegate a quell’esperienza. A modo mio li ho trasformati nei miei angeli, affidandogli le mie preghiere e bruciando molte candele ed incensi in loro memoria. Oggi 23 ottobre 2013, la fiamma di una candela votiva illumina il modellino dell’elicottero d’attacco che vola idealmente sulle mensole di casa mia, tra il Faro e la Scogliera, l’efficace “Memento Mori” dei miei amici eterni.

Carlo CATALOGNA

Le mie Barzellette in mensa equipaggio!!!

Sono Il Primo Maresciallo Fabrizio Puddu, il mio ricordo più bello è quello di una navigazione in quattro e quattro e mentre scendevo dalla C.O.C. passando in mensa equipaggio ho incontrato il mitico Di Maso e Gino Matri che intrattenevano la truppa un pò demoralizzata per un mancato rientro alla base, mi coinvolsero e con l'aiuto di qualke birra, partii il mio Show, non ricordo le barzellette e quant'altro feci sò solo che quando un radarista mi venne a chiamare erano passate le quattro ore di riposo e dovetti rimontare di guardia, ma non scorderò mai i sorrisi di quei ragazzi, grazie!!!

Fabrizio PUDDU

RICORDI...

A chi lo dici, io dovevo fare le ronde nei depositi munizione del 51 e del 52 e ambedue avevano un portello orizzontale che era un problema aprire quando la nave scendeva e poi ti trovavi da fare una scaletta verticale altro problema e questo almeno ogni 4 ore, che divertimento!

Francesco PORTUS

RICORDI...

Ragazzi avvolte penso quando si era in navigazione e c'era mare mosso si andavano a ispezionare le pompe di prora e si doveva scendere la scalinata verticale, il bello era che quando la nave saliva l'onda ed io mi trovavo aggrappato alla scala mi scendeva lo stomaco e viceversa, sono emozione che non scorderò mai che e stato meccanico mi darà ragione :)

Francesco ARCILESI

1991 - 1992

Sono stato imbarcato 11 mesi a bordo di nave NAVE ARDITO come meccanico addetto al condizionamento. Purtroppo nella collisione a Tolone ero presente e di guardia in quel momento!!!

Ciao a tutti i miei fra 5/91

Renato RACCA

I MIEI PIU' BEI ANNI DELLA MIA VITA

Sono stati i miei piu bei anni della mia vita, anche se pochi ma intensi, o imparato molte cose, ma quello che conta di più la disciplina che mi hanno insegnato i miei capi e comandanti. Grazie di cuore. Un saluto particolare ai miei 3 capi cucina Capo Gaetano Savastano, Capo De Bartolo, Capo Scarcella ed infine all'uomo di grande stima l'Ammiraglio ANDRANELLI che a comandato la nave per un periodo dove cero anch'io ...un saluto a tutti quelli che o conosciuto.

Michele RUSSO

OPERAZIONE “PEGASO”

Appunti di navigazione

   … un orologio elettronico ci scuote dal torpore che ci colpisce dopo ore e ore di navigazione. Sono le ore 06,00 di mercoledì 04/02/1981.

  E’ da parecchio tempo che navighiamo a 190 giri/min. d’elica, con rotta  sud sud/ovest.

  Durante una breve pausa accordatami dal Capo (dopo una circostanziata motivazione  per bisogni fisiologici improrogabili), ho sbirciato dal portello del carruggetto hangar, noto che stiamo navigando sotto costa; si vedono le luci delle strade e con la fioca aurora si inizia a delineare anche il profilo della terra.

  Respiro lentamente e con soddisfazione, investito dall’aria fresca, profumata e frizzante, mitigata dal mare che nulla le toglie, anzi accentua, e che proviene da una terra ricca di profumi e di storia; sicuramente è la Sicilia, dato che ieri alle ore 22,00 abbiamo varcato lo stretto di Messina.

  Ritorno in apnea al mio posto, in macchine di poppa, qui l’aria che si respira è di tutt’altra natura. Nessuno (oltre al Capo), ha notato il mio rientro; un rapido sguardo ai manometri della pressione vapore, i miei occhi stanchi saltellano da uno strumento all’altro, si muovono seguendo il balletto delle lancette o il frenetico cambiare dei numeri digitali che variano ogni qualvolta la nave ha un sussulto.

  Finalmente pago della situazione mi rilasso sulla sedia e mi soffermo a guardare i miei compagni di turno. Siamo tutti messi in posizioni strambe, il Capo è immerso nella lettura di un libro o forse pensa alla famiglia che ha lasciato lassù a Spezia; c’è chi ascolta la musica in cuffia da un megastereo, i suoi occhi sono chiusi, o è preso dal ritmo o è preso dal sonno perché di lui non si muove nulla; c’è chi tenta di scrive una lettera d’amore in inglese, retaggio di un’avventura del recente Giro del Mondo, ma sono più le correzioni rispetto alle frasi compiute, ma si sa, l’amore parla tutte le lingue del mondo.

  Sono talmente soddisfatto della situazione, che oso persino distendere le gambe sul banco di manovra, proprio come nei films americani e mi abbandono a quell’atmosfera di stanchezza che regna ovattata nel locale. Non l’avessi mai fatto. Una virata di 30°, improvvisa, secca e maledettamente stretta mi sorprende, faccio appena in tempo ad aggrapparmi al corrimano, fermando la mia corsa destinata a una caduta rovinosa (e poco marziale) fra le braccia del Capo.

  Ma che cavolo combinano lassù in plancia, penso ad alta voce. Navigazione a zig zag antisommergibile, mi sento rispondere da colui che tutto sa e tutto vede (il Capo). Ora si naviga così; ad ogni accostata le lancette degli strumenti si alzano e si abbassano mentre il lamentoso muggire delle macchine fa da contraltare a questa sofferenza e noi sempre aggrappati al corrimano, ma non è finita. Sono le 06,40 e alla movimentata navigazione si aggiunge la sirena d’allarme dei cuscinetti dell’asse, che scatta quando la temperatura di quest’ultimo è troppo elevata, solo che questa suona di frequente per via di qualche contatto; l’elettricista si fa carico (su ordine del Capo), di tacitare quel suono che ci perfora i timpani ogni volta che fa sentire la sua voce…, poi finalmente tutto torna come prima; in plancia si quietano e decidono di navigare diritto, quindi, le macchine smettono di muggire, i cuscinetti si raffreddano in silenzio, gli strumenti cessano di ballare e noi, a 190 giri d’elica, possiamo finalmente mollare la presa dal corrimano, ritornando a farci lambire dalla stanchezza e dal sonno…, ma non è finita.

  Il Capo è in vena di scherzi, probabilmente ringalluzzito dalla navigazione antisommergibile lancia un petardo sotto una sedia, in mezzo al gruppo (il Capo è impazzito?); lo scoppio è potente e spaventa un po’ tutti, presi d'altronde alla sprovvista si pensa subito a qualche guasto in macchina, poi scoperta la vera natura del botto una risata generale altrettanto potente risolleva il morale. Però, chi l’avrebbe mai detto che il Capo sa anche scherzare?

Augusta ore 00,10 di giovedì 05/02/1981

  C’è maretta nell’aria, la gente percorre in fretta i corridoi del ponte, chi per raggiungere il proprio posto di manovra, chi per sistemare le ultime cose. Stiamo effettuando gli ultimi preparativi per approntare le macchine; si prevede, da Radio Prora, mare forza 8 in aumento e quindi sono stati rizzati tutti gli oggetti mobili che il mare grosso potrebbe far prendere loro una strada diversa causando danni.

  Le macchine sono in riscaldamento, i mugolii delle pompe, messe in funzione da poco, salgono dalla motrice, l’aria si fa pesante di calda umidità.

  Lasciamo Augusta dopo una giornata di sosta; il pensiero vola alla breve franchigia che ci ha visti camminare (fare lo struscio), sul viale principale della città.

  La squadra di guardia in macchine di poppa è pronta, tutti seduti attendiamo il consenso da parte della Centrale di Sicurezza per le operazioni finali; il Capo si è da tempo immedesimato nel suo ruolo (fare il Capo), ogni altra parola è superflua.

  Ore 00,50 sono in cuffia e faccio da tramite da e per la plancia per confermare gli ordini arrivati col telegrafo; tutto viene rigorosamente trascritto sul brogliaccio di macchina dal Capo.

  Libero a prua, libero a poppa! Mollare gli ormeggi per me significa tagliare il cordone ombelicale con la terra ferma e avventurarsi in un elemento assai meno stabile ma altrettanto ricco di fascino, il mare, è una sfida emozionante che si ripropone ogni volta che si salpa. Macchine avanti adagio; il cuore della nave pulsa, le lamiere vibrano sotto i piedi, la nave si allontana, i primi passi incerti di un infante.

  Si lascia la banchina torpediniere, forse è l’ultima volta che vedo Augusta, almeno con la Marina, il congedo incombe tra un paio di mesi e per me è una scelta molto difficile, sono entrato in Marina per restarci, ma dalla famiglia giungono frequenti e pressanti inviti per ritornare a gestire un’eredità lavorativa che poco o niente mi si confà…, se ci fosse ancora mio padre. Almeno il  mare si mantiene tranquillo e spero che continui così.

Canale di Sicilia ore 12,00 di venerdì 06/02/1981

  Mare forza 4 in aumento (Radio Prora), stiamo navigando tra Malta e la Sicilia, il mare si manterrà a questa forza fintanto che navigheremo tra le due isole, poi apriti cielo, secondo il bollettino meteorologico appeso in quadrato equipaggio, si prevede mare forza 8, una vera pacchia per gli amanti della disco music e un po’ meno per quelli abituati a ballare sulla mattonella.

  Ore 14,20 la nave è in preda ad un inarrestabile rollio e beccheggio, i dati sulla forza del mare sono in contrasto fra di loro (Radio Prora 7 e Bollettino Meteo 6), so solamente che se vuoi percorrere il corridoio lo devi fare camminando a gambe larghe (come per un improvviso problema d’incontinenza) e senza mai mollare il corrimano, il percorso è reso ancora più difficoltoso perché a tratti devi scavalcare qualcuno che, con il volto pallido come un fantasma e lo sguardo stralunato (come se avesse appena visto se stesso), giace disteso per terra. Sto per scendere in macchina di poppa quando l’interfono gracchia un ordine “Capo Cannone subito in plancia”. Dal quadrato sottufficiali esce Capo Cannone, bianco slavato, afferra i corrimano della scaletta ma non sale; alza lo sguardo verso il boccaporto in alto e faticosamente deglutisce, come per rimandare indietro qualcosa che più avanti sicuramente ritornerà; manca solo la fatidica frase “Signore allontana da me questo amaro calice” (la frase non l’ha pronunciata, ma tutti giurano che la si leggesse sulla sua fronte), poi con coraggio sale al calvario, accompagnato dallo sghignazzare dei suoi colleghi; notoriamente Capo Cannone è conosciuto perché “non tiene il mare” e lassù in plancia…, che Dio l’aiuti.

  Stamane, prima di montare di guardia ho scattato due fotografie dall’aletta sinistra in plancia, aspettavo che la prua picchiasse sull’acqua alzando spruzzi poderosi, poco dopo, ho saputo che il Comandante ha vietato l’accesso alle alette; troppo pericoloso con quel mare.

Guardia in macchine di poppa di venerdì 06/02/1981

  La rotta è ovest nord/ovest con 180 giri dell’asse. Per ingannare il tempo il Capo ed io (quale onore), tentiamo di risolvere un quiz di enigmistica tenendo però sempre sotto controllo le varie strumentazioni.

  Ore 20,00 la nave, vuoi per la variazione di rotta, vuoi per il mare che si fa più burrascoso, è soggetta a degli scossoni molto violenti che si fanno sempre più forti e soventi. Una leggera nebbiolina di fumo di sigaretta permane greve nel locale, sembra che anche il sistema di condizionamento ne risenta del mare. Sguardi assenti si leggono sui volti dei pochi ancora di guardia e che non hanno ceduto alle ingiurie delle lotte intestine; chissà a chi o a che cosa pensano. Il digitale dei giri d’elica segna 168,3 con barra 5° a dritta.

Guardia in macchine di poppa, sabato 07/02/1981

  Ore 04,00 Sono stravolto, o meglio, siamo tutti stravolti dal mare che non la vuole smettere di sballottarci come un guscio di noce. Persino il Capo ha perso il suo aplomb, mostra una capigliatura che sembra appena stata scolpita con la tensione dalla 440 volt. Anche stanotte non sono riuscito a dormire, nel locale equipaggio di poppa, la nave alternava a fuori giri delle eliche con poderosi colpi di coda tali da sbrandare chiunque; bottiglie lattine oggetti di qualsiasi natura cascavano e rotolavano dappertutto, gli stipetti, per fortuna chiusi, suonavano come tante maracas. Io stesso facevo parte di quel concerto e stanco di aggrapparmi alla catena della branda (la terza in alto), per evitare di cadere mi son deciso a spostare il materassino in terra, nell’illusione di poter finalmente riposare. Non era vero, con un colpo di coda più forte del solito, un tubo minore collegato al circuito antincendio, smolla alcuni bulloni della flangia e una cascata d’acqua di mare si riversa nel locale. In quattro o cinque lo aggrediamo con tutto quello che ci capita sotto tiro, asciugamani, accappatoi, lenzuola, mentre qualcuno corre di filato in Centrale di Sicurezza per allertare la squadra d’emergenza. Che notte!

  Ora sono qui in macchina, sempre aggrappato al corrimano, a fissare gli strumenti; dall’interfono la plancia ci comunica che stiamo facendo rotta su Cagliari, con arrivo previsto per le ore 14,00 e l’annuncio sembra quasi influire immediatamente sulle condizioni meteo marine; potenza della psiche.

  E allora avanti verso Cagliari; attendo con impazienza questo sicuro approdo, così potrò recuperare le ore di sonno e saziare il mio appetito. Mi cullo a questo pensiero e distendendo le gambe sul banco di manovra lascio che i miei occhi si chiudano lentamente. L’ultimo contatto con la realtà è il digitale dell’asse dell’elica; segna 120 giri…, poi con lentezza più nulla.

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Da un paesino della Provincia di Brescia, anno 2013

  Ancora oggi, nonostante siano trascorsi più di trent’anni, quando voglio staccare dalla frenesia della vita, mi basta chiudere gli occhi e vedo tutto come allora: la nave e i suoi locali, i volti delle persone (di alcuni ho ben presente anche la voce), la puzza del diesel, il profumo del mare e quella sensazione d’avventura che provavo ad ogni navigazione. Non vivo di rimpianti, ma sono grato alla Marina e alla sua gente (sia di carriera che di leva), perché mi hanno dato molto, perché sono parte di me…, per sempre.

La nave = CT Ardito D550

Il Capo = C°2^Cl/Mc Giovanni CANI

Narratore = Danilo MINOLFI

 

Dedicato all’indimenticabile C°2^Cl/Mc Giovanni CANI

da anni “salpato per l’ultima missione”

e a tutti quelli che come me

hanno avuto l’onore e il privilegio

di navigare a bordo di quella meravigliosa nave

che porta ancora il nome di

Cacciatorpediniere ARDITO

Danilo MINOLFI

 

CONTABILE DI MACCHINA

Ciao Alfonso, è molto tempo che non andavo a visitare il sito di Nave Ardito e ho notato dei cambiamenti; una nuova pagina, quelli dei ricordi.

Tra i tanti vissuti a bordo della nostra amata nave, uno in particolare lo tengo sempre nel cuore, un ricordo di un amico, un collega, un angelo che ora... non è più tra noi, anche lui passato a miglior vita.

Il suo nome è Vincenzo BALZANO, mitico nostromo di Nave Ardito.

Andò come segue:
"Marzo 1982, si navigava nel Golfo del Leone, durante un rifornimento laterale notturno, lato dritto, con nave Vesuvio, non si riusciva ad attaccare il PROBLEM della nave rifornitrice con il nostro impianto ricevente a causa del mare molto mosso. Mi trovavo sul lato dritto, centro nave, assieme al Comandante in seconda (ASSETTATI mi sembra che si chiamasse) il Comandante della nave era: il mitico CAMARLINGHI, quando un onda "anomala" ci prese in pieno. Non avendo ancorato la cintura di sicurezza al passamano, mi alzo dal ponte come un fuscello facendomi cadere col fondo schiena sul ponte scivoloso, mentre la nave, rullando, si inclinava paurosamente di molti gradi verso sinistra. Potete immaginare con che velocità e quanta forza sono andato a sbattere contro il barcarizzo di sinistra e poi... sempre scivolando verso poppa...rimasi incastrato tra il barcarizzo e il candeliere aggrappandomi con la forza della disperazione a quest'ultimo. Rimasi metà del mio corpo a penzoloni lungo la murata della nave, fuori dal trincarino. Era buio pesto, la nave rullava maledettamente e nelle sbandate a sinistra il livello del mare raggiungeva il trincarino. Anche se per poco,rimasi un eternità in quella posizione e le forze iniziavano a mancare. Sentivo gridare, la nave stava facendo manovra per mettersi sottovento, si accesero le luci, il grosso faro (due) ubicati in tuga al centro nave e in quel momento vidi il mio angelo che tentava con un sacchetto di lanciarlo verso di me, dopo un paio di tentativi, lo lanciò al disopra della mia spalla, dove riuscii ad agguantarlo, il resto...lo potete immaginare...grazie al suo aiuto raggiunsi braccia sicure dove poi mi portarono in infermeria per un trauma al ginocchio sinistro dovuto al colpo violento che presi andando a sbattere sul barcarizzo. Questo ricordo lo dedico a VINCENZO BALZANO, un angelo, un marinaio che naviga nei celi.

Sergio CESARETTI

… RICORDI SU FACEBOOK

 

Alessandro Martellotta - Lo sbarco munizioni....esperienza difficile da dimenticare!!

Domenico Meduri - a chi lo dici uno di quei contenitori pieno mi è caduto su un piede

Graziano Favilli  - ho sempre fatto lo sbarco dei 127......

Alfonso Zampaglione  - ...adesso capisco !!!

Graziano Favilli  - Cosa ? .......

Alfonso Zampaglione  - ...con la busta di vinello BELLUCCI !!!

Francesco Arcilesi  - di che anno e la foto?

Raffaele Luciano Auricchio  - porca miseriia, se me lo ricordo ! una fatica boia per un'intera giornata!!!!

Alessandro Martellotta  - Un'intera giornata???? 3 giorni ci abbiamo messo! Più le guardie alle bettoline per altri due! Più il trasporto ad Aulla e lo scarico!!! comunque era il 1995

Eliano Gritti  - ma anche una rottura di c.........

Eliano Gritti  - io facevo parte della s.a.p.

Graziano Favilli  - Si, anche per lo sbarco del 127 ci volevano 3 giorni

Raffaele Luciano Auricchio -  Forse avete ragione: lo sbarco durava più di un giorno! Ma sono passati 37/38 anni e la memoria comincia a vacillare. La fatica, quella me la ricordo bene. A proposito: fra il 75 e il 76 ci furono due brutti incidenti: qualcuno dei più... come dire... vecchi (?), se ne ricorda? Un nostro elicottero cadde a mare appena decollato e, purtroppo, morì un ecogoniometrista di nome Braidotti. Poi, un F104 con cui stavamo facendo esercitazione sbagliò la manovra e precipitò. Anche in quell'occasione ci fu una vittima. Vi chiedo scusa se vi ho rattristato con questi ricordi, ma far parte di una "famiglia" , quella del'Ardito, purtroppo comporta anche un doveroso omaggio a coloro che hanno condiviso con noi quelle lamiere. Un abbraccio

Engel Tartar Ardito Piazzi  - Negli anni di Ardito (1991-2004), durante gli sbarchi/imbarchi munizioni e missili al quale ho partecipato, per fortuna più di qualche dito schiacciato non ho visto. Inoltre noi del Tartar avevamo anche i nostri da sbarcare. Per fortuna ho sempre fatto gruppo con persone che prendevano con la giusta ironia il mazzo che ci si faceva, e quindi si riusciva anche a farsi 2 risate .....

Alessandro Martellotta  - Si, ma per voi missilisti arrivava la gru, noi cannonieri tutto a mano!! :))) scherzo......

Eugenio Mannarino  - se ricordate si faceva il passamano fino a poppa

Danilo Del Giudice ancora adesso a pensarci, mi vien la pelle d'oca, che mazzo ci siam fatti con l'imbarco munizioni! L'ardito era alla fonda in direzione dell'isolotto del Tino che ricordi!

Flavio Gallo  - Carissimo Raffaele Luciano Auricchio lo ricordo molto bene quel momento...anche perchè ci mettemmo di vedetta sul lanciatore con la speranza di poter vedere qualcosa....abbiamo navigato per tre giorni in mezzo all'arcipelago dell'Elba con la speranza di avvistare qualcosa ma nulla.

Flavio Gallo  - Per quanto riguarda l'F104... ricordo che era in picchiata verso la nave e si disse che il pilota all'ultimo momento fece una virata andandosi a schiantare in mare a 50 m dalla nostra poppa.

Engel Tartar Ardito Piazzi  - È vero arrivava la gru, vorrei vedere senza ...... Ricordo che una volta si ruppero le gruette x lo sbarco del 127, ed Io ed il mitico Gaetano del Vecchio facemmo da elevatore x i proiettili x portarli in coperta ...... UN MAZZO TANTO!

Francesco Portus  - I mitici cofani da 76/62, quanti me ne sono passati tra le mani in quasi 7 anni di DD.MM. sull'Ardito.

Angelo Savino  - Alessandro Martellotta, noi missilisti sbarcavamo dalla prima all'ultima munizione. Tutto il Reparto Armi sbacava le munizioni. I missili li sbarcavamo solo noi, con l'ausilio della gru ma ce li sbarcavamo noi.

Giuseppe Sciannamea Francesco ricordo che imbarcammo le munizioni il 23 settembre 82, io ero imbarcato il primo settembre. Non ricordo se abbiamo sbarcato le munizioni nei due anni successivi. Ne imbarcavamo sempre tante, per consumarle però. E quella volta che con la motobarca carica di proietti a prora e le cariche a poppa nella traversata da San Bartolomeo a bordo, imbarcammo acqua perché si era agitato il mare al largo. Il padrone era Lampis mi pare. Biagio Di Salvo dovresti ricordarlo anche tu.

Giuseppe Ucciardo  - ANCHIO L'HO FATTO....TANTE VOLTE....AUDACE E ARDITO.....

Eugenio Mannarino  - Per rispondere a a Giuseppe, se non ricordo male abbiamo effettuato lo sbarco munizioni al rientro dalla missione in Libano fine febbraio 2004 perche la nave doveva fare dei lavori.

Graziano Favilli  - Yes

Giuseppe Sciannamea  - Grazie Eugenio ora ricordo, ormeggiammo le bettoline alle boe vicino la diga foranea e ho fatto alcune ronde.

Graziano Favilli  - Esatto......

Francesco Portus  - Vedete che le bettoline si ormeggiavano sempre e per tutte le unità vicino alla diga foranea, poi stava a noi caf farci le ronde ed ai nocchieri portarci, giorno e notte.

Francesco Portus  - Ho da dire anche una cosa ai signori missilisti, i loro cari missili se li scaricavano e caricavano loro perché loro non volevano che gli altri li toccassero e poi si lamentavano che facevano il lavoro da SOLI

Giuseppe Sciannamea  - Tranne quando la nave faceva i lavori della durata più lunga che si depositavano a Vallegrande, con le comandate e il trenino. Mi ricordo di averlo fatto con l'Intrepido.

Graziano Favilli  - Esatto francesco, ricordo che i missilisti si lamentavano spesso di questa cosa.....

Natalino Milici  - Arditi tutto l'equipaggio era comandato allo sbarco munizioni .....chi più chi meno tutti abbiamo partecipato ...sia l'imbarco ...che lo sbarco ed io da SGT G.E. ho partecipato come tutti voi................. e ricordo le bistecche di carne ed il chianti che scorreva a litri .. ed era bello sentirsi tutti uniti nello stesso principio............. l'ARDITO

Graziano Favilli  - Esatto......

Francesco Portus  - Io sto Chianti non me ricordo proprio ela carne erano delle fettine trasparenti dentro un panino. Forse ero troppo impegnato a controllare i cofani/proiettili/casse/cariche di lancio/razzi ecc. ecc. che dovevo sbarcare/imbarcare e non per ultimo stare attento alle altre persone dell'equipaggio che trattassero con cura il tutto, mica erano bruscolini, o no!

Natalino Milici  - Hai ragione non era una passeggiata ma il panino ci veniva dato più volte durante il giorno, accompagnato con del vino, ricordi?

Francesco Portus  - Si! ma il Chianti io non ne ho mai visto, se c'era Graziano se ne sarebbe accorto, VERO G R A Z I A N O !

Natalino Milici  - Francesco su tutte le navi della Marina Militare il vino da bere per appalto allora era il chianti ... ed allo sbarco munizioni siccome lo sforzo fisico era maggiore ......il tutto si annaffiava conb il chianti.. come di notte3 durante la navigazione con la pizza di notte, ricordi?

Francesco Portus  - Bellucci e vaiiiiiiiiiiiiiiii, mi fa ancora male la gola e l'acido dello stomaco si rivolta

Graziano Favilli  - Il chianti non lo ricordo, però ricordo che allora c'era il Bellucci come c'è oggi.....faceva e fa ancora cagare....non lo userei nemmeno per cucinare

Francesco Portus  - Bravo frà, concordo pienamente

Natalino Milici  - Minchia non era chianti?

Graziano Favilli  - No, era il Bellucci........

Francesco Portus  - Sono gli effetti collaterali del bellucci

Graziano Favilli  - L'effetto collaterale era che faceva talmente schifo che ti sbrigavi a finire lo sbarco in modo che non ripassavano a dartelo.....hahahahahahahha madonna che troiaio che era.....peggio di una purga

Natalino Milici  - Che anni pensando al chianti di notte nel caliceeeeeeeeeeeeeeeee ahahahahaha anche questi sono ricordi di Madre Marina

Graziano Favilli  - hahahaahahahahaahahahh

Francesco Portus  - Pensa un po, io preferivo l'acqua cintoia (mi pare che c'era quella che andava in voga in quei anni), pensa a che punto sono arrivato

Graziano Favilli  - si c'era l'acqua cintoia in brick verdi e bianchi

Natalino Milici  - sinceramente avevamo tanto di quel bere che forse il vino era l'ultima cosa, ma io ero è sono convinto che nei calici scorreva il chianti ..scusatemi fratelli Arditi ...ma fatemi pensare che fosse chianti

Engel Tartar Ardito Piazzi  - Non ho mai compreso Xchè ci fosse tanto mormorio intorno allo sbarco missili, sicuro è che ce li sbarcavamo noi. Xò non era mia intenzione sminuire il lavoro altrui. Io ho partecipato a diversi sbarchi munizioni e missili. Con tutti i gradi che ho indossato, ma sapevo che si doveva fare e anche se avrei preferito farne a meno li ho fatti. A proposito, x Me il bellucci aveva un retrogusto di Chianti ....... :):):):):)

Alberto Giusto  - é il deposito 76/62 ; visto mille volte e a tutte le ore del giorno e della notte, é un ambiente davvero grande, le cassette di legno che si vedono contengono i cal. 9 e, che Iddio mi aiuti non ho mai capito a cosa servisse, c'era anche una cassa contenente 1568 cartucce cal. 12 da cacciai.......

Alberto Giusto  - ....e aggiungo che il bellucci penso che é il vino più buono del mondo.

Giorgio Muntoni - Ho fatto lo sbarco munizioni a giugno 82 e pur essendo della SCA mi è passato in mano di tutto: cofani di 76 e di 127, siluri, razzi, bombe a mano (?) etc. Poi ho fatto la scorta sui camion per Aulla e le guardie in bettolina. Insomma non mi sono fatto mancare nulla. Il capo reparto mi voleva bene (fu.. you Schinco...)

Mike D'Alonzo - Anche a me Giorgio ....

Amici Nave Ardito - Ciao Giorgio il tuo AMICO...Schinco adesso è un agnellino dolce dolce ahahhahahahahahah

Giorgio Muntoni Davvero? E che fa? E' sempre in Marina?

Giuseppe Sciannamea Allora il suo ruolo era di fare bene il Capo Reparto, e lo faceva con decisione. Ma era ed è una bravissima persona, stando anche al si dice.

Giorgio Muntoni Figurati se dopo 30 anni mi metto a polemizzare su Schinco... sarà anche stato una brava persona ma con me non si è comportato molto bene.

Amici Nave Ardito - No se non sbaglio ha un albergo vicino venezia

Eugenio Mannarino - Dal novembre 82 al febbraio 84 (periodo di imbarco su Nave Ardito) ho avuto modo di stare a contatto col T.V. Giorgio Rocco Schinco (mi aveva assegnato alla segreteria del reparto armi). Personalmente l'ho sempre reputata una persona capace, corretta nell'operare e pronto ad ascoltare i suoi subalterni. Non vi nascondo che mi piacerebbe riincontrarlo.

Giorgio Muntoni - Il mondo è bello perchè è vario...

Flavio Gallo - Carissimo Fratello Ardito Collega..Francesco Portus non mi risulta che noi "signori missilisti" volevamo fare lo sbarco da soli..il fatto è probabilmente che per sbarcare le munizioni era solo un lavoro manuale e non lo metto in dubbio anche faticoso...ricordo quanti colleghi ci hanno lasciato le dita o le mani o i piedi sotto i cofani......ma quando si sbarcavano i missili, dato che si usava il lanciatore, la transferdolly giustamente partecipava il reparto missili...sicuramente molto più esperti di un Rt-GE...senza nulla togliere agli RT tutti..... ma nessuno si ricorda però che mentre chi era addetto allo sbarco munizioni alle 16.30 lasciava e andava a casa.....a volte i missilisti lavoravano anche di notte perchè magari capitava un'avaria al lanciatore e quindi si rimaneva a bordo finchè non si aggiustava il guasto per poi continuare.Con questo non voglio gli allori....ma è giustio dare a cesare quel che è di cesare...NIHIL OBEST a tutti.

Flavio Gallo - Amoruso Pasquale...dimmi dove hai il ristorante che vado a trovare Schinco di Santo.

Riccardo Rossini - Accidenti lo sbarco munizioni era micidiale! Ed una volta lo "incollammo" ad un'uscita in bici da corsa sul Bracco. tornai in treno e andai a recuperare la bici al deposito bagagli della stazione qualche giorno dopo con la macchina .

Alfonso Zampaglione - Pasquale ...non è lo Schinco che conosciamo noi !!!

 

UN MIO PERSONALE RICORDO

Salve sono un ex L2 di Nave Ardito i ricordi sono tanti... dal bacino di spezia dove era messa per ripristino perché aveva avuto una collisione con un sommergibile in Francia, il vedere l' asse con l'elica rotta quando era in bacino andando sotto la sua pancia di questa maestosa nave e poi l'esercitazione in Sardegna, a Tolone in Francia ecc ecc.... non dimenticherò mai questa Nave essa fa parte della mia vita ...grazie ardito ...grazie marina militare.

Raffaele TALLINI

DURANTE LA NAVIGAZIONE

Ragazzi avvolte penso quando si era in navigazione e c'era mare mosso si andavano ad ispezionare le pompe di prora e si doveva scendere la scalinata verticale , il bello era che quando la nave saliva l'onda ed io mi trovavo aggrappato alla scala mi scendeva lo stomaco e viceversa, sono emozione che non scorderò mai che e stato meccanico mi darà ragione…

Francesco ARCILESI

SEDICI MESI PASSATI A BORDO DI NAVE ARDITO

A bordo ho lasciato tanti amici e una parte del mio cuore.
Il periodo passato sulla nave è stato uno dei più belli della mia vita.
La GE è stata per quei mesi la mia casa e i commilitoni una grande famiglia
Sottotenente Verani, Maresciallo Berri, Sergente Barra Parisi, Sottocapo Carlini
Vi ricorderò per sempre

C'ero anche io

Ciao ragazzi, c'ero anche io a bordo dell'ardito quando precipitò l'elicottero e quando cadde l'F104 ero in GE ad intercettare ed ingannare il suo radar.
Ricordo un rombo e poi la nave che virava e il segnale del 1° grado di approntamento generale.
Sono stato anche su una di quelle bettoline ormeggiate accanto alla diga foranea, e mi ci hanno anche dimenticato per alcune ore, ricordo che per passare il tempo ci facevamo gli indovinelli io e il commilitone che stava su quella accanto alla mia
A proposito, se non sbaglio Luciano Auricchio eravamo a bordo nello stesso periodo, se è così fatti sentire
Sgrt/ge Raimondo Angelo Benassi di Pietrasanta

Sgt RT/GE Raimondo Angelo BENASSI


PREMESSA

Questo racconto è opera del C.A. Mario Dante Duse, è prelevato dalla rivista GENTILUOMINI DI MARE (cliccando sul titolo è possibile scaricarla) dell'Ammiraglio Rudy Guasta disegni. La pubblicazione con le immagini può essere richiesta all'indirizzo di posta elettronica: rudyguasta1@tin.it il racconto ha avuto l'autorizzazione a essere pubblicato, dall'autore.

Domenico MEDURI

COME SEMPRE

S’ode a destra un boato tremendo, a sinistra risponde un boato …. a Gianni

“Non sapevo che saremmo partiti così presto” dico soprapensiero tenendo gli occhi fissi su Billy Bis che scappa inseguito dalla sua Gegia. “E’ partita solamente la caldaia”. La voce di Gianni è atona, viene come dal nulla. Per un attimo resto perplesso. Ho sempre pensato che saremmo andati in giro tutti insieme, noi e loro. Loro le caldaie, voglio dire. Intanto Gianni è già uscito. Gli corro dietro lungo il corridoio di destra rimbalzando da una paratia all’altra per meglio prendere le curve e schivare gli innumerevoli e spigolosi ostacoli. “Chissà se la Gegia è riuscita a raggiungere Billy Bis”, penso. Non ho fatto in tempo a voltare la pagina. La porta della Centrale di Sicurezza, per noi del mestiere familiarmente la C.S., si spalanca, in apparenza magicamente. Ci infiliamo precipitosamente nel locale e ci avventiamo sulla seconda porta, quella che dà sul corridoio di sinistra. Mi sono chiesto spesso che cosa capiterebbe se riuscissimo ad arrivare alle porte prima ancora che qualcuno ce le aprisse: per fortuna il personale di guardia ed i piantoni sono opportunamente addestrati e sanno cosa devono fare, quando ci vedono correre. Il che succede non di rado. Nell’attraversare la Centrale, con la coda dell’occhio percepisco la figura del Direttore, ritta davanti ai pannelli della strumentazione di controllo, impassibile. Varcando a razzo la seconda porta faccio in tempo a lanciargli un’altra occhiata. Non è impassibile. Ha l’aria di uno che sta ripassando a memoria un grosso vocabolario e il suo vocabolario è toscano, in tre volumi almeno. Slitto attorno al boccaporto di accesso al locale caldaie di poppa e mi avvito intorno al vicino puntello. Gianni è già sceso ed anch’io mi infilo dietro di lui nel buco. Gianni non è sceso, è semplicemente scomparso nel pozzo: lui le scalette dei locali caldaie non le usa mai per scendere, solo per risalire, di tanto in tanto. Cerco di imitarlo e mi lascio scivolare. A metà tragitto mi tronco quattro dita di entrambe le mani ed il resto della scaletta lo percorro reggendomi con i soli pollici. Scopro che il mio vocabolario genovese non ha nulla da invidiare a quello toscano. Atterro pesantemente sul pagliolato del locale pieno di vapore e di fumi attraversati da lampi chiari ed ombre scure. Fa un caldo boia e c’è gente, il personale di guardia e, ovviamente, Gianni, che è sempre e dovunque ci sia un problema. Sulle prime distinguo poco, ma non mi preoccupo, ci sono abituato: conosco il locale a menadito e poi anche in circostanze normali a me gli occhiali si appannano sempre. Due indici appartenenti a due mani destre sbucano improvvisamente dalla nebbia e puntano rapidi sul pannello di comando dell’elettropompa spinta gasolio, uno un po’ più avanti, uno un po’ più indietro. Quello davanti preme il bottone di arresto. Quello più indietro non frena la corsa e preme il bottone accanto, quello di avviamento. Gianni, che è a un passo da me, risolve la situazione tranciando con un morso i cavi dell’alimentazione elettrica. Lui sa sempre cosa fare, come Billy Bis. Intanto dalla plancia hanno chiamato la S.A.P., la Squadra Antincendio in Porto che interviene prontamente: mentre tre tipi da imprecisati punti della nave trascinano estintori vicino al boccaporto di poppa, altri tre li afferrano al volo e li trasferiscono accanto al boccaporto del locale Caldaie di Prora, quaranta metri più in là. Una figura emerge come ombra dal fumo. Non riesco a vedere il viso, ma la sciarpa azzurra gli attraversa in diagonale la giacca. “Che cosa è successo alla tua caldaia?” domanda l’ufficiale di ispezione del giorno. Sono lì solo da tre secondi e non ho facoltà divinatorie. Cerco una risposta ispirata, me ne vengono in mente diverse, ma mi accorgo subito che nessuna è quella che lui si attenderebbe. Taccio. “Tua”. Quando va tutto bene le caldaie sono “nostre”. Di tutti. Anche dei nocchieri e dei radaristi e perfino degli elicotteristi, che non sanno neppure cosa c’è sotto il ponte di volo e dormono in hangar, che è più comodo. “Come vanno le nostre caldaie? Tutto bbeeene?”, con l’accento di tutte le regioni d’Italia escluse quelle del nord e del centro, ma compresa la Sardegna. Oggi la caldaia è solamente mia. Guardo il frontale della mia caldaia. Sta fumando da tutti i buchi che possiede e pare che ne possegga molti. Alcuni li conoscevo già. Per ispezionarla da ogni lato risalgo le scalette e raggiungo l’attiguo locale cofano caldaie, aprendomi la strada in corridoio attraverso gruppi di “cannonieri” con l’elmetto in testa e salvagente indosso, di ritorno dai posti di combattimento che avevano raggiunto già al primo botto.  Anche nel locale cofano c’è fumo, ma non ci sono focolai d’incendio. Mi sento un po’ sconsolato. C’è tanta gente che sa fare fuoco e fiamme: noi del “settimo”, ma non è sempre colpa nostra, davvero, sappiamo fare spesso un sacco di fumo, ma non sempre ci esce dalla parte giusta. Adesso sono in molti che mi chiedono cosa è successo alla mia caldaia. La guardo bene da ogni angolo: ora è più larga, un po’ più alta, più tardi appureremo che è anche un po’ più lunga, sembra scoppiata. Cioè, lo è. Scoppiata, intendo. Io volevo stare allo “scafo”, non alla “propulsione” e, guarda un po’, proprio con l’incarico di ufficiale addetto alle caldaie. Per quel che ne so io i compressori del condizionamento non scoppiano mai: al massimo si grippano. Come in un incubo, terrificanti visioni mi attraversano in un lampo la mente. E rivedo, a Yokoama, squadre di piccoli operai giapponesi, tutti uguali, tutti vestiti allo stesso modo con la stessa identica tuta, tutti con il sorriso sulle labbra, silenziosi, operosi. Lavorano con precisione cronometrica. Tagliano tubi, aprono buchi e li tappano anche. Io per il momento i buchi ho imparato a farli, ma poi è un casino. E montano tubi e fanno altri buchi e li ritappano e pressano ... Organizzatissimi, stanno sempre sul chi vive, hanno paura che gli freghiamo gli strumenti. Hanno tutto, tranne la birra che timidamente mi chiedono. Ma io sono genovese e il giapponese non lo so. Billy Bis sì, scommetto che lo sa, o lo capisce. Come Gianni che, se si sforza, le lingue le capisce tutte, soprattutto se sono parlate da esseri di genere femminile, e che riesce a guardare negli occhi i giapponesi, che hanno la sua altezza, e a leggervi che vogliono la birra, che lui offre a profusione e che poi in “quadrato” segna sul mio conto personale, il conto dell’ufficiale alle caldaie, appunto. E , ancora, rivedo a San Diego altre squadre di enormi operai statunitensi, tutti diversi tra loro, di tutti i colori, vestiti da cow-boys e da pellerossa, nordisti e confederati, e chissà che altro, senza sorrisi sulle labbra, che dicono parolacce e lavorano facendo un casino indescrivibile, tagliano tubi, fanno buchi, smontano, sventrano, squarciano, perdono i propri strumenti e chiedono quelli nostri, di bordo, devo stare attento se no me li fregano. Ma poi, incredibilmente per come li ho visti lavorare, rimontano tutto correttamente. E mi domandano anche loro la birra ed a loro non mi sento di rifiutarla, loro riesco a guardarli negli occhi, anche se ci arrivo appena. Ricordi, fantasmi della memoria. Il fumo si dirada e la caldaia è lì e non è un fantasma. La guardo sconsolato, mi sento un po’ come Sorrow che osserva le strade della sua vita. Ma poi mi tranquillizzo. Vuol dire che accenderemo l’altra caldaia di poppa, che insieme alle due di prora ci riporterà a casa, in Italia. Per questa scoppiata, un po’ come noi dopo oltre sei mesi di missione, non c’è problema: ci affideremo ai nostri arsenalotti, che non assomigliano ai giapponesi e neppure agli americani e che la caldaia la sanno aggiustare egualmente, anzi meglio, e che li capisci subito quando ti chiedono, loro, le bottiglie di wisky. Dopo ore, stravolto, strisciando i piedi, me ne torno in camerino, raccolgo il giornalino e giro la pagina. La Gegia ha raggiunto Billy Bis e pare che tutti e due sappiano cosa fare.

COME SEMPRE

APPENDICE DI DOMANDE E RISPOSTE SERIE E SEMISERIE (alcune delle molte possibili)

Domanda: Dove siamo? E quando?

Risposta: Siamo a Dakar a bordo di Nave Ardito, in sosta dal 22 al 24 gennaio del 1980 negli ultimi giorni della “Campagna addestrativa fuori del Mediterraneo”, più prosaicamente , ma anche efficacemente, detta “giro del mondo”, il primo completo eseguito da un gruppo navale della Marina Militare Italiana dopo il secondo conflitto mondiale, dal 18 luglio 1979 al 4 febbraio 1980. Nell’occasione il 6° Gruppo Navale era costituito d al cacciatorpediniere lanciamissili portaelicotteri Ardito, e dalla fregata missilistica Lupo. La sosta in Senegal dell’Ardito e della compagna di viaggio, provenienti da San Salvador in Brasile, era una sosta “tecnica”, che non aveva una particolare valenza diplomatica, ma si rendeva necessaria per gli ultimi rifornimenti dopo la traversata dell’Atlantico e prima dell’ultimo “balzo” verso l’Europa, destinazione Lisbona, da cui successivamente le navi sarebbero ripartite per passare “le colonne d’Ercole”, rientrare in Mediterraneo e chiudere a Napoli il circuito intorno al mondo iniziato sei mesi e mezzo prima con la partenza da Livorno ed il successivo attraversamento del Canale di Suez. Gli equipaggi, nonostante la preziosissima esperienza maturata sia sul piano professionale che personale, avvertivano ormai una certa stanchezza, più mentale che fisica, determinata dalla lunga tensione nel condurre così a lungo le navi lontano dalle proprie basi, anche in condizioni in taluni casi estreme. Quella sera del 23 gennaio, perciò, il caccia, riposava a Dakar, ormeggiato col fianco destro alla banchina, e, non disponendo di alimentazione elettrica da terra, era in “servizio di guardia in porto acceso”, cioè con guardia ridotta in macchina ed una caldaia in funzione, appunto la numero “Tre”, in locale caldaia di poppa, per la produzione del vapore necessario ai turboalternatori per la generazione di energia e per il sostentamento degli altri servizi ausiliari. Una sera come altre, con il cuore pulsante della nave a battito ridotto, la gente libera dal servizio quasi tutta a bordo a riposare ed a cena davanti ad un rassicurante piatto di spaghetti alla carbonara (Dakar non offriva e non offre particolari attrattive turistiche ed ancor meno gastronomiche, chi mai avrebbe osato?). Tutto tranquillo, dunque, ma …..

Domanda: Chi è Billy Bis?

Risposta: “CHI E’ BILLY BIIIIIS ??????”, reciterebbe oggi un noto attore comico televisivo. “Billy Bis è …. , Billy Bis è….” , o meglio,“era”: già, perché da tempo Billy Bis è scomparso dalle scene, o piuttosto dai fumetti e dagli albi che lo ospitavano, a loro volta spariti dalle rivendite di giornali in anni più recenti. Così che chi volesse andare a leggere le storie di Billy Bis (non Billy, ma rigorosamente e sempre Billy Bis) dovrebbe cercare le offerte dei vecchi albi in vendita sul web o frugare, ma deve essere fortunato, tra i volumi ammucchiati sulle bancarelle dei mercatini locali. Dunque, lo dico per chi non lo dovesse ricordare, Billy Bis era un super agente segreto, non uno qualunque, ma un agente segreto delle Nazioni Unite, quindi uno dalla parte dei “buoni”, se così si può dire, capace di affrontare le più rocambolesche delle avventure e di superare indenne agguerritissimi avversari e implacabili spie nemiche, sopravvivendo nelle circostanze più difficili (anzi, diciamo la verità, talvolta le più inverosimili, ma tant’è …). Durante le missioni affidategli in giro per il mondo Billy Bis operava in maniera alquanto spigliata e piuttosto anticonvenzionale, circolava su una Isotta Fraschini, degna di figurare in un museo, era determinato e bello, anzi affascinante, ma a sua volta affascinato dalle belle donne. Sebbene ufficialmente fidanzato con Dorothy Matson, anche lei agente e collega del nostro eroe, non sapeva resistere alle numerose attraenti girovaghe che lo attorniavano. E tra le tante, aveva un debole, più che un debole, per Gegia, Gegia Miranda, una bella cattiva, ma in verità non troppo. Billy Bis cercava di redimerla - perché poi? ma forse era una scusa -, senza rendersi conto che in effetti era lei, egualmente attratta da lui, a condurre le danze. La presenza assidua della conturbante avventuriera accanto al campione impegnato a risolvere complessi intrighi internazionali, rendeva Gegia di fatto una insostituibile coprotagonista delle storie, a volte un po’ pepate se accompagnate dai baci ardenti dell’intrigante coppia. Le vicende di Billy Bis, personaggio creato da Antonino Mancuso e Loredano Ugolini nel 1966 e stampate fino al 1986, erano pubblicate su l’Intrepido e sul “cugino”, Il monello, quest’ultimo più anziano di quello ed oggi, si diceva, entrambi spariti dalle edicole. Naturalmente la circostanza che disponessi “tal..spesso” di siffatti fumetti non significava che me li procurassi andando a comperarli all’edicola (non sarebbe convenuto ad un ingegnere, neo tenente di vascello del Genio Navale). Il loro, momentaneo, possesso era il frutto di “legittimi” sequestri eseguiti (all’insegna del buon andamento del servizio in ordine al quale nessuna distrazione era consentita al personale di guardia) durante le ronde, di sicurezza e no, compiute in tutti i locali di bordo, nelle lunghe giornate passate come Ufficiale d’Ispezione GN in porto o durante la navigazione tra un turno di guardia e l’altro in Centrale di Propulsione. Nella “retata” cadevano appunto i “giornalini” (e, naturalmente, anche i “giornalacci” che per pudore non fanno parte di questa storia), albi e fumetti peraltro spesso inseriti in un circuito di baratti (e talvolta compravendite) in un mercato piuttosto esteso, considerato l’equipaggio di quattrocentoventidue uomini (quattrocentodiciannove se vogliamo escludere dal mercato l’Ammiraglio, il Comandante ed il Comandante in Seconda, magari un po’ meno se leviamo non tutti, ma alcuni degli ufficiali superiori, ovviamente quelli “più superiori” tra loro, ed il Cappellano, il “Don”, Don Giovanni Montano, il quale ultimo, però, da buon pastore, magari un’occhiata ai giornalini, non ai giornalacci, la dava, tanto per tenersi informato sui gusti del suo gregge formato per lo più da lupacchiotti travestiti da pecorelle). La sosta dei fumetti nel mio camerino - non era solo mio, per la verità - prima della loro reimmissione in circolazione, durava il tempo necessario per una rapida lettura durante i momenti di riposo (non frequenti su una “nave a vapore”, che navigasse o no). A volte, però, durava ancora meno, cioè fino a che qualcuno, più furbo, non li avesse “fregati” a sua volta. Poiché avevo l’abitudine di riporre al sicuro i fascicoli in attesa di essere visionati, nascosti, io pensavo “ben nascosti”, dietro la fila dei volumi costituenti la mia personale libreria fatta di eterogenei autori italiani, Alvaro, Pirandello, Vittorini, Deledda e compagnia bella (lo giuro!) e qualche volume di fantascienza (rigorosamente tutti Oscar Mondadori, ben adatti, per dimensione, alla stretta mensola accanto alla branda) e poiché l’unico che praticava il camerino, oltre il sottoscritto, era il mio coinquilino, sottotenente di vascello GN che i libri classici non li aveva e non li avrebbe mai voluti, il “più furbo” non poteva che essere quest’ultimo. Ma non l’ho mai colto sul fatto. Così mi sono perso diverse puntate delle storie di Billy Bis e della Gegia. Ma vi assicuro che quelle che ho letto le ho capite tutte lo stesso, se mai vi era qualcosa da capire. Domanda: Chi era Gianni? Risposta: Giovanni, Gianni, che all’epoca sull’Ardito aveva l’incarico di “Ufficiale alla propulsione” e quindi era, come dire, il mio “capo” diretto, era mio amico. Abbiamo lavorato gomito a gomito anche nelle circostanze più difficili e lui era sempre in prima fila davanti ai suoi, nostri, uomini e ragazzi a dare l’esempio ed a spronare ed insegnare. Era uno che sapeva sempre che cosa fare anche nelle situazioni davvero critiche. E non solo con gli apparati motori delle navi, proprio come Billy Bis ….. Gianni, che più tardi, da capitano di corvetta, avrebbe lasciato la Marina per seguire altre aspirazioni, non c’è più da tempo. Ma Gianni è ancora mio amico: gli amici non si lasciano mai e non ti lasciano mai. Ed è per questo che il presente scritto è a lui dedicato.

Domanda: Che c’entrano gli operai giapponesi? E quelli statunitensi?

Risposta: L’evento raccontato non è l’unico episodio di avaria che ha interessato le caldaie di Nave Ardito in occasione del giro del mondo. In altri due casi si sono registrati danneggiamenti ai fasci tubieri di due diverse caldaie che hanno comportato la loro momentanea messa fuori servizio in attesa delle necessarie riparazioni, non eseguibili con i soli mezzi di bordo. Si è trattato di avarie che sono, se così si può dire, caratteristiche di tutte le caldaie navali a tubi d’acqua (cioè con i fasci tubieri percorsi dall’acqua) disposti in posizione verticale e subverticale come le Foster Wheeler tipo D, con una certa probabilità di verificarsi in determinate condizioni di funzionamento non ottimale quando, per una ragione o l’altra, uno o più tubi sottoposti a stress e tormento termico si fessurano, con una tipica lesione longitudinale. Il danno può essere sospettato quando si riscontri un persistente consumo anomalo di acqua di alimento della caldaia più o meno importante a seconda delle dimensioni della “ferita”, sospetto a cui deve seguire poi una ispezione visiva all’interno della camera di combustione, rigorosamente a caldaia spenta e possibilmente raffreddata da un bel po’ di tempo (o anche meno: altro che sauna! Ne sa qualcosa l’ufficiale alle caldaie pro tempore (leggi sottoscritto), già molto magro di suo ed uno dei pochi che riusciva a transitare attraverso il minuscolo portello di accesso posto sul frontale della caldaia). Entrambe le avarie sono accadute antecedentemente a quella di Dakar. La prima ha interessato una caldaia di poppa, dopo la partenza da Shangai e durante la navigazione per Kobe, per risolvere la quale si sono contattate le autorità locali tramite l’addetto militare a Tokio ed è stato stipulato un contratto di riparazione con un cantiere di Yokoama, tappa successiva a quella di Kobe. La seconda ha coinvolto la caldaia numero uno, a prora, durante il trasferimento dal Canada agli Stati Uniti, nella navigazione tra Vancouver e San Diego, per la quale ragione si sono presi contatti tramite l’ambasciata di Washington con la US Navy che ha indirizzato la riparazione su una ditta specializzata locale. Giorni e giorni (e notti) di lavoro e di attività continua per l’ufficiale alle caldaie e per gli uomini del servizio di propulsione accampati costantemente nei locali macchina che, invece di starsene rintanati a bordo, se ne sarebbero andati volentieri in giro sotto il sole ottobrino della caotica città giapponese o sotto quello, caldo pur nel mese di novembre, della California.

Domanda: Chi è Sorrow?

Risposta: Sorrow è l'investigatore malinconico con la faccia di Humphrey Bogart creato dal disegnatore Freghieri Giovanni. Anche lui faceva capolino dalle pagine de "L'Intrepido", sgomitando con Billy Bis.

Mario DUSE

AI MIEI CARI, AI MIEI AMICI NEL 150° DELL'UNITA' D'ITALIA

 Livorno, 11 Settembre 2011

 Dopo quasi quarant’anni dalla consegna di Nave Ardito D550 “Nihil Obest”, Cacciatorpediniere Lanciamissili della classe Audace alla Marina Militare Italiana e dopo  cinque dalla sua radiazione, partecipare al  IV raduno di Nave Ardito ( per me il primo ) , è stato motivo di grande commozione e di grande orgoglio ; anche solo per il luogo scelto per questa riunione, ovvero la struttura dell’Accademia Navale di Livorno e in particolare del suo Circolo Sottufficiali. Momento culmine è stata la S.Messa  celebrata nella Cappella dell’ Accademia, e proprio nel ricordo di quel tragico evento di dieci anni fa la celebrazione ha assunto un tono particolare soprattutto quando è stato rivolto l’omaggio ai caduti delle guerre e ai dispersi in mare e al personale dell’Ardito scomparso, sottolineato dal saluto “alla Tromba del silenzio”. E’ difficile descrivere oggi  il significato di essere “Arditino”, perché se per un soldato, sottufficiale e Ufficiale , è importante  il rapporto con la propria Arma, il proprio Corpo, se è grande il legame tra un marinaio  alla Marina Militare, allora il legame tra  chi è stato imbarcato a bordo dell’Ardito e la sua nave risulta essere indelebile. Tale pensiero può risultare incomprensibilmente banale, quasi ridicolo, solo chi ha avuto esperienze analoghe può intuire il tipo di attaccamento, il senso di orgoglio e di appartenenza che ogni membro dell’equipaggio di Nave Ardito porta con sé. Ecco allora che le parole del poeta Fogazzaro nella preghiera del marinaio diventano vere : “Petti di ferro piu’ forte del ferro che cinge questa nave…” Ma a proposito dell’elemento ferro, il materiale di cui è costruito l’Ardito, quale sarà il definitivo destino di questa gloriosa unità?  Ancora non lo sappiamo , ci sono stati ampi dibattiti sulla sua dismissione, sui costi spaventosi di smantellamento dovuti alla presenza di Amianto. Sarà fusa in qualche acciaieria ,  in Europa dell Est per farne lamette da barba?  Rottamata in un cantiere come ferro vecchio in medio oriente,   in Cina o India ? C’è chi la vorrebbe come museo navale galleggiante per attrazione turistica , come il Comune di Castellammare di Stabia , (sede dei Cantieri Navali ove venne varata nel 1971). C’è chi la vorrebbe semplicemente restituire al suo ambiente naturale per sempre , affondata al largo per provocare così un oasi sottomarina per biologi e subacquei … ma gli ambientalisti si oppongono. Fatto stà ogni marinaio che ha vissuto sull’Ardito ha lasciato a bordo non solo un pezzo della sua vita ,della sua esistenza , ma proprio una parte di se stesso. Dove sarà la mia? In Centrale di Sicurezza? In locale diesel di poppa ? In Officina? In Conversione ?  Sicuramente una sua scheggia di paratia  rimarra’ conficcata nel mio cuore per sempre. Una grande conferma per la mia fede, motivo di riconoscenza a Nave Ardito e a tutto il suo equipaggio è  rappresentato proprio da una delle ultime operazioni effettuate prima della sua radiazione, ovvero quel “NUNZIO VOBIS” dell’Aprile 2005 ; il servizio di copertura aerea fornita a fronte della capitale in occasione del decesso di sua santità Giovanni Paolo II e il successivo conclave e elezione a Papa di Benedetto XVI. Intanto a La Spezia l’Ardito rimane oramai ormeggiato al molo a Est  della banchina Duca degli Abruzzi  dell’arsenale, e spalla a spalla alla sorella AUDACE D551 sembra consolarsi del proprio destino,  con cui ha condiviso migliaia di operazioni e viaggi nel mondo. Adesso pare sonnecchiare, disinnescato, reso innocuo, come un gigante ferito, spogliato delle sue difese, privato dai suoi micidiali armamenti; rimane silenziosamente inerme, impotente alla lenta e inesorabile azione del tempo. Il brillante smalto grigio del suo mantello verrà lentamente sostituito dal ruvido e brunito della ruggine in un processo irreversibile. Mentre dalla Palmaria risale una lieve brezza di sera., il mare si fa sentire con il suo respiro, sbattendo le sue onde sulla lamiera, a cui corrisponde incessante il metallico stridore di logora ferraglia,  in un lungo perpetuo, lamentoso cigolio. Nessun Augusta- Bell AB – 212  si eleverà più dal ponte di volo, non ci sarà più nessun alza e ammaina bandiera, accompagnato dal tipico fischio del nostromo,  né a prora nessun marinaio isserà il jack; e nessun elettricista , al tramonto salirà in plancia per accendere il pavese notturno. Nuove e grande unità , hanno preso la sua gloriosa eredità , seppur più moderne, piu’ efficaci tecnicamente e più veloci, i due nuovi lanciamissili : il C.T. DURAND DE LA PENNE D560 e il C.T. MIMBELLI D561 , niente hanno a che fare con l’ inconfondibile linea, così elegante e filante dell’ Ardito che rimarrà per sempre una delle miglior navi della Marina Militare Italiana.

Ringraziamenti all’amico C° Alfonso Zampaglione che mi ha ricercato e che ha curato così egregiamente il volume ; Nave Ardito continuerà a vivere oltre che nei nostri cuori , anche virtualmente attraverso il sito da lui stesso gestito eccezionalmente www.naveardito.it.

Un grazie di cuore W L’ARDITO D550 “NIHIL OBEST !!!” W LA MARINA “ PATRIA E ONORE!”

SC  E CALOSI PAOLO  66LI037TR  imbarcato dal 29/11/1984 al 26/04/1986

pronto a salire a bordo con... pinze, forbici e… “giravite” !!! …

CALOSI Paolo

I MIEI RICORDI

PRIMA PUNTATA

IO E L'ARDITO - diario militare di un alpino mancato

Sono trascorsi più di 30 anni dal mio sbarco da quella magnifica nave di nome Ardito e i ricordi, nel loro insieme, restano vivi per l'intensità con cui sono stati vissuti, anche se..., alcuni dettagli sfuggono, per la ruggine del tempo (il mio), e della salute (sempre la mia), insomma, per farla breve e l'avrete capito, sto invecchiando..., e anche in malo modo! Pazienza.
Però, a ricordare i dettagli di allora, mi viene in soccorso il mio Diario Militare, redatto con pazienza certosina in quei 18 mesi di Marina, anche se, qualche piccola inesattezza mi potrà sfuggire, confido in anticipo nella vostra clemenza.
Non parlerò subito dell'Ardito, ma sarà un ripercorrere di persone e di luoghi che mi porteranno, un giorno, ad imbarcare su di essa; quel giorno a La Spezia era il 6 febbraio del 1980, una data che sicuramente a quanti hanno fatto il Giro del Mondo ricorderà qualcosa.
Ma facciamo un passo indietro, inizierò a scrivere partendo dal sottotitolo: "Diario militare di un alpino mancato". Ebbene sì, sono nato e cresciuto (per favore..., voi che mi conoscete non dovete ridere! Lo so che il termine "cresciuto" suona un po' come una forzatura), in quella bella terra bresciana chiamata Valle Camonica, nota anche a molti di voi per aver frequentato le sue piste da sci al Passo del Tonale e a Ponte di Legno, quindi terra a forte vocazione alpina alla quale ho resistito per l'imprinting ricevuto direttamente da mio padre, Marinaio d'altri tempi (classe 1914) e da mio zio da parte di madre (classe 1912), già Secondo Capo del glorioso Reggimento San Marco.
Capirete quindi, che per me fu giocoforza indossare la divisa della Marina, mai e poi mai avrei potuto sottrarmi alla tradizione familiare e, a distanza di anni, continuo a pensare che fu una scelta giusta.
E venne finalmente quel fatidico 16 ottobre del 1979, giorno in cui........
Va bene, va bene ho capito! Via internet capto alcuni vostri sbadigli..., quindi afferro il messaggio e vi rimando alla prossima puntata...

NIHIL OBEST a tutti, ciao.

SECONDA PUNTATA

LA PARTENZA

Dov'ero rimasto?... Ah, sì!... E finalmente venne quel fatidico 16 ottobre del 1979.
In quella fresca mattina, dove il verde delle foglie aveva lasciato spazio ai colori più accesi dell'autunno, il postino del paese varcò la soglia del negozio di famiglia, sventolando a braccio alzato una cartolina azzurra e ostentando un'espressione a metà strada tra l'ironico e il finto dispiaciuto (tipica espressione da p-r-a, prevista dal regolamento postale, da esibire solamente durante la consegna delle cartoline precetto; tale espressione è stata abolita con la sospensione del servizio militare di leva - n.d.r).
La Marina mi chiamava a sé con una certa urgenza, visto il poco tempo che distava dal giorno della partenza; destinazione il Maricentro di La Spezia.
Lasciai mia madre in lacrime (era momentaneamente finita la scorta delle "mamme coraggio") la mattina del 26 ottobre del 1979, felice di questa nuova avventura e tenendo per mano la mia valigetta 24ore (senza spago), mi avviai verso la stazione ferroviaria.
Ora, dovete sapere che Piamborno, il mio paese, dista da La Spezia circa 280 km e ci si arriva in poco più di tre ore d'automobile, ma percorrerli in treno è una vera apocalisse..., e lo è tutt'ora!!!
Dunque, partenza da Piamborno alle ore 10,30, via Brescia, via Parma e finalmente arrivo a La Spezia alle ore 19,30 ben nove ore passate su Littorine anteguerra e vagoni 100 Porte con scomode panche di legno; il mio fondoschiena non ne poteva più.
Fui accolto da una pioggia insistente e dal vento proveniente dal mare, che portando l'odore salmastro lo alternava a quello poco gradevole del diserbante dei binari del treno. Grossi nuvoloni si addensavano sulle alture, rendendo più cupa la luce del giorno che finiva.
Una veloce corsa in taxi mi scaricò davanti a un imponente edificio a tre piani, color carta da zucchero e con gli stipiti pitturati di bianco. L'enorme portone d'ingresso, sovrastato dal tricolore della Marina, era piantonato ai lati da due garitte di guardia.
Ero arrivato al Maricentro, presso la caserma Duca degli Abruzzi, la mia nuova casa.
Varcai, con una certa emozione, la porticina laterale al grande portone, che immetteva direttamente al Corpo di Guardia e, senza aggiungere altro ai normali convenevoli, consegnai la cartolina di richiamo all'ufficiale d'ispezione. Mentre questi leggeva, gettai un occhio all'ambiente circostante; pareti bianche tinteggiate di fresco facevano da cornice al bancone coi telefoni, a un armadio e alla rastrelliera.
Il guardiamarina in questione (che per un attimo mi guardò dritto negli occhi come se volesse sincerarsi di chi gli stava di fronte), si girò verso un Sergente Furiere seduto dietro il bancone che verificò se, sull'elenco in suo possesso, veniva riportato il mio nominativo, Allungai impercettibilmente il collo mentre seguivo la sua matita scorrere lentamente su una sfilza di nomi per poi fermarsi sul mio, a fianco del quale appose una vistosa X rossa. Riconsegnò la cartolina all'ufficiale con un cenno d'assenso. Tutta l'operazione si svolse in un perfetto silenzio carico di tensione (solo la mia).
- Bene, signor Minolfi, l'aspettavamo - disse l'ufficiale con un sorriso di circostanza - Peccato che l'aspettavamo per domani mattina! -
- Oh, cavolo - pensai (è possibile sostituire il termine CAVOLO con qualcosa di più colorito e corrente nella terminologia quotidiana).
Momento di panico..., inconsciamente gli strappai di mano la cartolina per sincerarmi di quanto appena detto e solo dopo aver letto e riletto la data, mi convinsi che quella era la mia prima figuraccia con le stellette (ne ho fatte molte altre in seguito). E adesso?
Il Guardiamarina, probabilmente leggendo sul mio viso lo sgomento, mi pregò di seguirlo all'interno della caserma; attraversammo l'ampio atrio vetrato (che aveva alla sua sinistra un grande scalone di marmo bianco che portava ai piani superiori) e attraverso una porta a vetri mi trovai nella piazza d'armi del cortile interno.
Qui incontrammo un Capitano di Fregata (dalla struttura robusta e dai folti baffi), dal saluto che il giovane Guardiamarina gli fece, capii che era il Comandante della caserma.
Gli fu posta la questione di come doveva regolarsi con il sottoscritto; il Comandante mi guardò con aria benevola, probabilmente nella sua lunga carriera, aveva sempre avuto a che fare con gente che si presentava in ritardo, o che non si presentava affatto alla chiamata di leva, mai e poi mai gli era capitato qualcuno che si era presentato in anticipo; io ero quell'eccezione, ero il prototipo del perfetto  (ognuno di voi pensi liberamente a un aggettivo).
- Tenetelo qua e dategli un posto per dormire. - disse il Comandante.
Cominciava così la mia vita militare; mi misero a dormire in una camerata da 30 letti, occupata solamente da due simpatici genovesi, Marò dello S.D.I., il resto era deserto, come tutta la caserma, fui il primo del contingente 9°/59.
A proposito, quel Comandante si chiamava Antonio CAMARLINGHI.

NIHIL OBEST a tutti e... alla prossima. Ciao.

TERZA  PUNTATA

27 ottobre 1979 LA VISITA MEDICA


Dopo una notte dal sonno agitato, una sveglia alle 6,30 col suono della tromba proveniente da un disco gracchiante era quello che ci voleva.
Per fortuna la colazione fu una manna dal cielo, e per me, abituato da una vita a pane e latte (salvo i giorni di grande festa), il vedere tutto quel ben di Dio non era da credere e poi, quando mi dissero che se avevo ancora fame potevo rimettermi in fila fu l'apoteosi (che figura da morto di fame).
Alle 8 adunata sul piazzale, oramai pieno di aspiranti reclute come me; il contingente 9°/59 aveva preso corpo e quella mattina ci aspettava la visita medica per la selezione, come ci disse il nostro Inquadratore.
Facemmo conoscenza con questa figura che curava il plotone come un cane pastore, nel vero senso della parola. Era un Sergente Silurista +4 (vista l'altezza sarebbe stato più appropriato un -4; era più tappo di me), che urlava, ringhiava (e bestemmiava) gli ordini e gli avvisi come se fossimo stati tutti sordi; un vero esempio di comando da imitare (sig).
Varcai la porta dell'infermeria, che si trovava (a beneficio di quanti hanno fatto il CAR a Spezia), nelle vicinanze della palazzina della mensa. Il locale, simile ad una sala d'aspetto ferroviaria, era gremita di "passeggeri", tutti maschi, tutti della stessa età e soprattutto tutti in mutande; che spettacolo..., hai visto mai?
Peso, altezza e torace furono i primi dati rilevati, poi attesi pazientemente il mio turno per varcare, su chiamata, la porta degli ambulatori. Era la mia prima conoscenza della realtà giovanile dell'Italia intera, sentivo cadenze e dialetti di tutte le regioni: genovese, veneto, toscano, napoletano, siciliano, ecc.
Giovani dallo sguardo stranito, rassegnato (a volte scazzato), scaraventati dalla loro terra d'origine lì, in quella caserma di quella città oramai conosciuta come il "pisciatoio d'Italia" per il suo clima sovente piovoso, ma che imparammo ben presto ad amare o almeno a rispettare come una seconda casa.
L'infermiere di turno pronunciò il mio nome e mi indicò la porta a pendolo che mi divideva dal futuro; altro stanzone, diviso in tre sezioni: otorino, oculista e visita generale.
Dichiarai le mie generalità e cominciai la trafila; bocca, naso, orecchie, tutto in ordine (alla faccia delle urla del Sergente Inquadratore). Avanzai alla sezione successiva, proprio come nel gioco dell'oca, mentre un'altra recluta prendeva il mio posto.
Ridichiarai le mie generalità. Visita oculistica e prova del nove, o meglio..., dei dieci decimi con la tavola sinottica; anche qui tutto a posto e avanzai di "un'altra casella" alla terza sezione.
Ma qui il gioco si fece più difficile; alla visita generale fecero passare, con fare sospettoso, quasi ogni centimetro della pelle, dalla punta dei piedi fino all'ultimo capello e poi domande sui familiari e loro eventuali patologie... Alla fine mi lasciarono andare, apparentemente soddisfatti (io un po' meno..., due palle), il "gioco dell'oca" era finito e potei finalmente rivestirmi e raggiungere la mensa per un buon pasto caldo.
Pensai di aver finito per quella giornata, invece mi sbagliavo, nel pomeriggio, tutti noi fummo sottoposti a una prova attitudinale; una serie di quesiti matematici, geometrici, idraulici, meccanici, fisici, chimici..., mancavano solamente i quesiti di tipo esistenziale e poi eravamo al completo.
Quando tutto ebbe termine, finalmente la franchigia!!!
Via, tutti dalla Pia in via del Prione: tre etti di pizza, due di farinata e una bottiglia di birra..., quella sì, era vita.
Alla prossima puntata. NIHIL OBEST a tutti. Ciao.

Danilo MINOLFI

L'EMOZIONE DEL PRIMO INCARICO IPORTANTE

Settembre 1975, con il grado di 2° C° imbarco sulla Nave in sostituzione del C° 1^ cl DE BELLIS (ora naviga nel grande mare di nostro Signore)in qualità di Capo Lanciatore. All'inizio della passerella, inizio la tremarella e mille pensieri mi assalirono; tra tutti c'è n'era uno che si ripeteva "sarò in grado di svolgere questo incarico così prestigioso? Animo!!!! salito a bordo sono stato accolto dal collega che avrei sostituito, e fatto ingresso in quadrato ho avuto il piacere di trovare molti colleghi già conosciuti. Una cosa mi colpì la giovane età dei Sottufficiali; gran parte del quadrato eravamo tutti 2°C°, questo voleva dire che la Marina si fidava dei suoi giovani e ci metteva alla prova. Questo mi rincuorò molto. Il giorno dopo conobbi i miei collaboratori (sottordini) Riggio, Gallo, Pintus e un giovane sottocapo di leva, purtroppo non ricordo il nome. Questi ragazzi da subito hanno condiviso il mio modo di operare e da subito si sono dimostrati all'altezza dei compiti tant'è che qualche mese dopo trovandosi a Gaeta alla fonda approfittai della vicinanza per fare un salto a casa; il previsto imbarco di un missile fu effettuato dai miei sottordini, con vivo apprezzamento del Capo Servizio e del DT Missili; che in precedenza avevano mostrato molte perplessità sulla loro capacità. Altro episodio che vorrei ricordare è il periodo della crociera in Nord Europa, in particolare la partecipazione alla settimana velica a Kiel. Il sottordine Missili (STV Borea d'Olmo) è incaricato dal Comando di organizzare un armo per partecipare alle gare Veliche tra le Marine presenti alla manifestazione. Tra i componenti del gruppo ci sono anch'io. Al primo giorno di gara siamo primi; al secondo giorno siamo primi e poi quarti nella seconda gara; al terzo giorno ancora due primi e così via fino al quinto giorno che facciamo un nono posto, non era un problema in quanto per regolamento si poteva scartare una gara dalla classifica generale. Al sesto giorno dobbiamo lasciare la sede di Kiel per altro porto, il Comandante di allora non volle lasciarci gareggiare nonostante la richiesta dell'Autorità Militare del porto; la quale garantiva il nostro rientro con un elicottero e comunque prima dell'uscita dal canale. Il Comandante si oppose fermamente. Una volta rientrati in Italia, dopo qualche mese ci vedemmo recapitare un trofeo specifico che il Comando Militare del porto di Kiel fece coniare per il nostro armo; nella cui dedica ci veniva riconosciuto il merito sportivo; una bella soddisfazione morale. Chissà dove sarà finito quel trofeo????. Mi fermo qua, altrimenti potrei essere troppo logorroico, affermando ancora una volta NIHIL OBEST.

Sergio ROCCHI

GLI SCHERZI CHE ERANO IN VOGA A BORDO

Durante le lunghe navigazioni, era frequente fare scherzi, dai più ingenui a quelli più assurdi. Ricordo quello delle manciate di grilli neri, incrociati in abbondanza al largo di Beirut, nei camerini di alcuni malcapitati. Ma quello che avrebbe vinto l'Oscar, fu lo scherzo che facemmo al Capo Cannoniere, l'amico Furlano. Questo dopo pranzo, era solito fare una fugace pennichella, sul divano del suo camerino con le scarpe, che erano dei stivaletti, sporgenti fuori dal divano e chiudeva la porta a chiave. Io avevo una copia della chiave, perché lo sostituivo quando era assente, per cui fu facile entrare e con la complicità del Capo Infermiere Nunzio Migliore e di Capo Mandolini, gli fasciammo il piede sinistro con lo stivaletto, con una benda gessata umida, così che dopo un po',senza accorgersi, capo Furlano, si trovò con un piede ingessato. Noi uscimmo e rimanemmo appostati per goderci la scena che si rivelò veramente esilarante, perche noi sostenevamo che era caduto e che si era fratturato il piede. Le parolacce che ci disse erano da vocabolario intero ma intercalava "Fighie bottana" 

P.S. Fra i complici dello scherzo, vi erano anche i compianti: Capo Candotti e Capo Balzano pace a loro.

Giuseppe SCIANNAMEA

1° GENNAIO 1984 - ACQUE DI BEIRUT

Alle 0800 monto di guardia in plancia. Buon Anno. Dopo 5 minuti una decina di aerei israeliani, bassissimi sul mare, ci passano vicini per andare a bombardare le montagne dello Chouf dietro Beirut.
Buon anno!
..zzo!!

Roberto CERVINO

ANNO 93-94

in quell'anno la nave era in bacino per lavori ma il ricordo è di una grande e vera famiglia...tanta nostalgia

Ivan CAPACCIO

I MIGLIORI ANNI DELLA MIA GIOVENTU'

Nel 1973 avevo 21 anni sono salito su questa nave che mi ha fatto crescere e maturare molto rapidamente. Sempre nel mio cuore e nella mia mente tutti i marinai che ho conosciuto.

Luciano PATELLA

IL MIO RICORDO

il mio ricordo è stata la missione in libano 1983...il momento cruciale quando è suonato il 1 grado di approntamento pronti a sparare sulle postazioni druse e a distanza di 29 anni è un ricordo troppo forte che mi è rimasto dentro di me.

Mario BOSCOLO

UN GRANDE EQUIPAGGIO

Ricordo ancora con nostalgia l'affiatamento che c'era nell'equipaggio dell'Ardito (parlo naturalmente negli anni in cui ero imbarcato 1980 - 1985), tante volte bastava uno sguardo per capirci...era anche vero che erano altri tempi, dove si sentiva l'attaccamento alla F.A. ed era anche vero che stavamo molto per mare perciò si lavorava a stretto contatto e si condividevano sia cose belle che brutte, insomma, la NAVE diventava la tua seconda casa e l'equipaggio la tua Famiglia....e ad oggi mi sento ancora fiero ed orgoglioso di appartenere a questa grande Famiglia.

Graziano FAVILLI

IL MIO RACCONTARE DI NAVE ARDITO

Raccontare di un ricordo è sempre difficile, ma dire dell’ARDITO per me è sempre un qualcosa che mi riempie di emozione e di nostalgia. Nostalgia dei miei vent’anni, nostalgia di un’Unità navale che per tre lunghi anni è stata la mia casa, nostalgia dei tanti amici che avevo e dell’equipaggio intero che era un corpo e un’anima. Ricordo con tanta emozione le “piccole” cose della vita a bordo in quegli anni. Come non ricordare gli imbarchi viveri, il soleggio in controplancia o sul ponte di volo, gli imbarchi munizioni, il Golfo del Leone, le varie soste nei porti esteri, il Libano, i vari Capodanno e Ferragosto passati tutti insieme! Arrivai a La Spezia per imbarcare sull’ARDITO in un mattino (manco a dirlo) grigio e piovoso di aprile 1982, pochi giorni dopo uscimmo in mare per una esercitazione lunga 15 giorni; e quella fu per me l’occasione per girarla e conoscerla a fondo. Amore a prima vista!!! E da allora mi ha marchiato indelebilmente; le altre navi dove sono stato imbarcato non sono riuscite a darmi la coesione d’equipaggio, l’affiatamento e l’amicizia che ho trovato su NAVE ARDITO. Rivedendo le foto pubblicate sul sito sono andato indietro con la memoria, quanti visi di persone, di amici, che nel bene e nel male, lavorando, scherzando, parlando di tutto e di niente, delle donne “conquistate” e di quelle “acquistate” ho condiviso tutto e che oggi, forse, con la trasformazione fisiologica degli anni passati si stenta a riconoscerli, a ricordare per qualcuno il nome, ma sicuramente il famoso spirito di corpo che nel nostro caso altro non è che  l’anima dell’Ardito ci farà riconoscere e subito sentire con venticinque anni in meno. Grazie Nave Ardito, mi hai fatto crescere. E resterai sempre nel mio animo con tutti i componenti dell’equipaggio

Matteo D' ANGELO 

MESSAGGIO ARRIVATO PRIMA DELLA SUA DIPARTITA

Anzitutto desidero congratularmi con il Comitato " Amici di Nave Ardito" per questa brillante idea che mi auguro possa avere il successo sperato. Indubbiamente lo sforzo logistico ed organizzativo per far sì che questo evento sia "speciale" è notevole ma sono certo che esso alla fine gratificherà gli organizzatori; saranno momenti che difficilmente si dimenticheranno che scorreranno velocemente tra ricordi e fatti che ognuno di noi (Ufficiali, Sottufficiali e Marinai) avremo da raccontare. Per quanto mi riguarda, purtroppo, il 20 settembre dovrei essere all'estero e quindi devo al momento, con sincero e grande dispiacere, declinare l'invito. Mi riservo comunque, qualora dovesse
esserci qualche variante al mio programma di impegni, di ricontattarvi per comunicare la mia eventuale partecipazione e, quindi, versare la relativa quota di partecipazione. Nel leggere il programma dell'evento ho visto che tra i vari eventi c'è anche la proiezione di immagini e video di Nave Ardito; al riguardo, se necessario, posso mettervi a disposizioni riprese effettuate a bordo durante il mio periodo di Comando (campagna addestrativa in Nord Europa con sosta nel porto sovietico di Baltisk!). Vi auguro buon lavoro e se posso esservi di aiuto non esitate ad “approfittarne"!

Isidoro FUSCO

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI

Come recita una certa frase, -IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI- Nave Ardito è stata il mio primo e unico amore poiché dopo la fine della ferma sessennale mi sono congedato. Sono entrato in Marina che ero un bambino appena compiuti sedici anni, Scuola Allievi Sottufficiali alle scuole CEMM Taranto Categoria Elettricista Matricola 76VA0103T aggregato al corso B poiché prima del Giuramento mi sono rotto un braccio. Alla fine del percorso di studio, il 31/10/1977 sono imbarcato sull'Ardito mentre era in porto a Cagliari, l'ho vista ormeggiata, immensa, grigia col nome che spiccava a poppa “ARDITO” è cominciata la mia avventura, il mio percorso di vita dove sono cresciuto, formato e temprato, non a caso nel mio contatto su MSN la foto è di Nave Ardito dove ho scritto “LA MIA MEGLIO GIOVENTU'” tutti ricordi ed esperienze che sono sempre rimasti vivi nel mio cuore, da sempre e per sempre rinnovati dall'ultimo incontro avvenuto a La Spezia per il ventennale del giro del mondo che tanti ricorderanno come un esperienza unica che mamma Marina ci ha concesso, Mamma Marina perché lo è stata per tanti di noi, veramente è stata Madre, Padre Fratelli, insomma la nostra Famiglia per tanto tempo. Concludo facendo un augurio di buona fortuna a quanti hanno avuto l'onore di far parte di questa meravigliosa Unità che ci è entrata nel sangue.

Pier Luigi CILIA

FRATELLI

Ciao… devo dire che ho vissuto parecchio, ma ogni volta che chiudo gli occhi la mia anima torna al periodo trascorso sull' ARDITO, periodo fantastico con momenti belli e brutti da ricordare equamente perché vissuti insieme a degli amici  commilitoni...FRATELLI. Una parte di me è rimasta li a vagare fra la radio, la mensa, il bar,  la controplancia, e perché no, anche nelle docce e nei bagni, si tutto mi piaceva di quella nave ma più di tutto era fantastico sentire che si faceva parte di qualcosa di grande qualcosa che a distanza di anni lega ancora nei cuori chi era presente a tutto ciò ...  l' Ardito non e morto l' Ardito vive finché un solo membro del suo fantastico equipaggio vive e ricorda.... ( ma solo fisicamente) miglia percorse tante e tutte belle ripartirei subito per un altra missione con tutti Voi….

Carlo REGONESI

IMBARCO SULL'ARDITO

Un periodo della mia vita indimenticabile: l’imbarco sull’ARDITO. Non posso scordare l’enorme famiglia con cui ho passato gli anni più straordinari per la mia età. Le centinaia di ore,  circondato da amici o meglio fratelli, con cui ho diviso gioie e fatica, sono state per me motivo di crescita unica. Le serate a poppetta mentre navigavamo davanti a Beirut, i gradi di approntamento, le franchigie più divertenti, e poi il mare, quel mare che a volte faceva paura e che poi ti regalava tramonti maestosi. Tutto questo ho nel cuore e nella mente per sempre con nostalgia.

Guglielmo CAUCCI

MESSAGGIO ARRIVATO PRIMA DELLA SUA DIPARTITA

Ciao Zampaglione, sono Ugo Tiralongo, ex Sgt. EM/missilista (di leva 64IM01TR), imbarcato su nave Ardito il 22 maggio 1982 e sbarcato il 27 luglio 1983 (partivate per il Libano) e congedato....dopodomani sono 25 anni esatti!!! Per tutti questi anni ho ripensato a quei mesi passati su Nave Ardito e a quelle persone con cui ho condiviso gli stretti spazi della nave e che con il passare del tempo perdevano i loro contorni trasformandosi in vaghi ricordi. I ricordi vengono mantenuti in vita raccontando agli amici gli aneddoti ripensando a quel periodo senza fare i nomi tanto per loro erano sconosciuti, facendo quasi diventare l'esperienza sull'Ardito un sogno, un frutto della mia fantasia e ripensare non portava neanche nostalgia per i "vent'anni" ormai lontani. La notizia dell'avvenuto ultimo Ammaina Bandiera sì, fu una grande emozione, un nodo alla gola mi ha riportato per un momento indietro negli anni, ma dopo un momento diventava l'ultimo definitivo di stacco da quei ricordi già così vaghi e sfumati (in un trasloco ho perso un sacco di foto tra cui quelle del periodo passato in Marina). Complimenti, per il sito è molto bello, si vede che hai veramente AMATO Nave Ardito), ) e molte più foto, allora entro e da una parte e dall'altra, guardo bene, strizzo gli occhi cercando qualche faccia conosciuta....dopo un po' comincio a ricordare, leggendo nomi con abbinate le foto, piano piano i ricordi assumono i contorni di facce ben precise, una delle prime che riconosco è proprio la tua e poi altre....l'emozione è forte....allora guardo tutte le foto una per una e i ricordi aumentano: Abrunzo (vagamente), Altuccini (abbastanza), Arcifa (bene), Baldinu (di nome), Betti (abbastanza bene), Bilancini (di faccia), Calcina (di nome), Campilani (bene), Cassano (di nome), Ceci (poco), Cefariello (più di nome), Chiaro (poco), D'Angelo (bene), D'Avena, (poco) D'Elia (poco), Degano (poco), Di Michele (bene), Di Salvo (molto bene), Di San Carlo (bene), Stv Domini (molto bene), Esposito Piero (abbastanza), Favilli (molto bene), Fattori (vagamente), Fusco (bene), Giannetti (vagamente) Amm. Ginesi (molto bene, è stato imbarcato quanto me ed era spesso in mensa equipaggio a chiacchierare), Guerrasio (vagamente), Lattarulo (di nome), Martella (vagamente), Mutzette (di nome), Tv Nardini (molto bene era il DT cannoni, mio ufficiale diretto), Nasti (bene), Neri (abbastanza), Patricelli (abbastanza), Petito (abbastanza), Pinto (molto bene), Pozziello (bene), Savino (abbastanza), Verdile (bene), Vincenti (bene), Vinci (abbastanza), Zampaglione (molto bene) e altri che non ho visto come l'allora TV Schinco, l'allora Tv Nardini, l'allora SGt bomba, l'allora SGT Secchi (mio capo destinazione) e molti altri, ma ovviamente pochi i riferimenti a quelli di leva, Sardini Marco, Diamanti Roberto, Petrocchi Fabio, Ruggeri, Nicolini Fabio, RD Ugo..., ma non ne ricordo altri neanch'io, eppure eravamo quasi 400!!! Un certo rimpianto per non essere rimasto in Marina in effetti c'è, un certo "spirito di corpo", il condividere tante emozioni tutti assieme....fuori non c'è molto di tutto questo; la cosa è accaduta anche quando ho saputo, in ritardo, dell'ultimo ammaina bandiera....ma meglio così, sarebbe stato triste.....e ora il 1° raduno, ma ho già un altro impegno......sembra proprio che la Marina o Nave Ardito non mi voglia! Comunque, la prossima volta (se questo è il 1° raduno, ce ne saranno altri) voglio esserci, in fondo ci sono stato anche io, anche se solo per 14 mesi, ci ho vissuto, dormito, riso, raccato anch'io e quindi un po' Marinaio ed Equipaggio di Nave Ardito lo sono anch'io.

Ugo TIRALONGO

 

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